lunedì 4 luglio 2011

“STASERA TI COPIO!”


Non conosco nessuno che non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di essere uno dei personaggi preferiti del piccolo schermo. Vestirsi come loro, parlare come loro, agire come loro. Interagire con altri personaggi e vivere le loro vicende. Nel mondo dei telefilm questo diventa possibile quando altri personaggi copiano altri, tanto che sembrano dire “Stasera ti copio, voglio provare a vedere cosa si prova essere te!”. Meno improbabile una cosa del genere nella vita reale. Oscar Wilde scriveva “la natura imita ciò che l’opera d’arte le propone”. Se l’opera d’arte sono i personaggi dei telefilm così ben riusciti da sembrare capolavori, la natura che tenta di imitarli non potrebbe che essere altre persone che per un motivo o per un altro, si ritrovano coinvolti nelle storie che sto per raccontarvi.
Così abbiamo trovato nella seconda stagione di Dawson’s Creek un giovane Dawson Leery che stava girando il suo primo film, un’autobiografia, e cercava l’attrice perfetta per interpretare la sua Joey Potter. Manco a farlo apposta, il titolo italiano dell’episodio era “Come nei film”, mentre quello inglese recitava “His leading lady” – un altro dei casi in cui la traduzione italiana, ancora una volta, non azzecca niente con l’originale. Comunque dove ero rimasta? Ah sì, Dawson che cerca l’attrice. Gira che ti rigira, dove va a trovarla? Proprio in una classe di disegno dove la presunta attrice è distesa nuda su un divano! Dawson fa la conoscenza di Davon, piccola, magra, mora, che pian piano inizia ad osservare Joey, seguirla e imitare la sua parlata. Tutto ciò fa irritare molto Joey, e conoscendola noi bravi telefilm-dipendenti, sappiamo che prima o poi Potter esplode! E infatti il film di Dawson rispecchia troppo la sua vita privata e vede da vicino il suo rapporto con la dolce moretta che abita al di là del fiume. Le due Joey però non si somigliano molto: Davon è magrolina, un po’ più bassa, con i capelli corti e occhi vispi. La vera Joey è come la conosciamo tutti: capelli lunghi e mori, tenuti in alto da una coda. Però, come succede sempre nel telefilm, alla fine prevale il buon senso e i buoni sentimenti, e Dawson e Joey si chiariscono. Lui può continuare il suo film, lei frequentare qualcun altro.
Andiamo avanti di qualche anno, ma non troppo, spostandoci a New York da Will & Grace. L’arredatrice Grace Adler è contenta di avere a che fare con una giovane tirocinante, Gillian, a cui mostrare il suo lavoro. Qui troviamo un esempio rampante di identificazione col personaggio. Infatti, Gillian si immedesima fin troppo in Grace, tant’è che inizia a vestirsi come lei, a portare gli stessi capelli ricci – a differenza di Grace che è rossa, lei è bionda – e divertente sarà la reazione della mitica Karen Walker, assistente dell’arredatrice, quando vedendo entrambe in simbiosi dirà “Oh mio Dio, che succede, ci vedo doppio?!” Ironia della sorte, Gillian inizierà ad interessarsi ai comportamenti e lo stile di Karen, solo perché lei la porta nei locali più “in” e le regala vestiti costosi. Grace resterà sconvolta quando Gillian finirà per diventare la copia spiccicata, ma più giovane, di Karen. La donna avrà un primo segnale quando Karen e Gillian diranno insieme “Puoi rispondere tu cara?” di fronte allo squillo del telefono. Ciò inorridisce Grace, alla quale una Karen basta e avanza! Il titolo perfetto sarebbe stato “Una Karen di troppo”. Grace se la prende con Karen perché le ha rubato la sua tirocinante. Karen prende Gillian in disparte e inizia a farle la morale, “Cara, tu non sei me e non lo sarai mai!” ma al contrario può essere Grace, cominciando a fare complimenti all’amica, che di nascosto, la stava sentendo. E come è solito in Will & Grace, Karen non risparmia commenti sull’abbigliamento di Grace, che considera come la persona peggio vestita che conosca!
Un ultimo esempio rampante è in un recente episodio di Castle. Per lo scrittore è tempo di vedere sul grande schermo la trasposizione del suo romanzo “Heat Wave”, così conosce l’attrice che interpreterà la protagonista, Nikki Heat, che deve la sua nascita alla sua musa, Kate Beckett. Nell’omonimo episodio “Nikki Heat”, fa capolino alla centrale di polizia di Beckett, una bella attrice bionda, formosa e famosa di nome Nathalie Rhodes, che spezza cuori – Ryan è la prima vittima – e conquista anche lo stesso Richard Castle. Tuttavia, c’è un problema: la Nikki Heat che lo scrittore vorrebbe non è esattamente come se l’aspettava, quindi Nathalie dovrà seguire Kate Beckett durante le indagini per imparare nei minimi dettagli tutti i suoi atteggiamenti. Una mattina Nathalie si presenta in centrale vestita esattamente come Beckett, cambiando addirittura colore di capelli per assomigliare in tutto alla detective! Col passar dei giorni, Nathalie resta impressionata dalla caparbietà e intelligenza di Beckett, e anche Castle resta affascinato dall’attrice e dalle sue capacità. La gelosia di Beckett arriva al culmine quando l’attrice si prende il caffè che Castle aveva portato per lei, commentando poi “Ha preso il mio caffè! E cos’altro prenderà poi, la mia anima?!”, e quando la detective assisterà ad un bacio appassionato tra Nathalie e lo scrittore. Infine, Nathalie commenterà che quel bacio l’ha fatto per calarsi di più nella parte, dato che nel libro c’è anche un personaggio ispirato a Castle. L’attrazione che c’è tra Castle e Beckett viene compresa anche da Nathalie!
Sono questi episodi che rendono un telefilm particolare: vedere personaggi che imitano altri personaggi. Joey, Grace e Beckett sono alcuni dei tanti esempi di questo genere. Non ricordiamoci che sono tre donne con tre caratteri diversi che nella loro forza apparente nascondono una fragilità interiore.

domenica 3 luglio 2011

LE VOCI NARRANTI FUORI CAMPO NEI TELEFILM


In una delle tante storie scritte da Edgar Allan Poe il protagonosta raccontava in prima persona, descrivendo le sue paure, le sue emozioni, al lettore, il quale si poteva identificare con lui e provare le stesse emozioni. Ma i brividi che può dare un libro sono diversi da quelli che regala la televisione. Così dal lettore si è passati al telespettatore, e le emozioni, grazie alle immagini visive, sono incrementate.
Oggi, vediamo come alcuni telefilm abbiamo diciamo “copiato” lo stile del genio delle storie del terrore, grazie alla narrazione di ogni singolo episodio fatta da una voce fuori campo, - che solitamente appartiene al protagonista della serie televisiva – la quale descrive le scene, le proprie sensazioni. Narrazioni che sono riflessioni all’inizio e alla fine di una giornata, oppure solo pensieri su altri personaggi o sulla vita in genere. Narrazioni a fine episodio che ci danno un finale contornato di morale. Una lezione che abbiamo imparato – o dobbiamo ancora imparare.
Ecco qui che vi presento quattro telefilm e due generi, che come stile narrativo si somigliano abbastanza.
Cos’hanno in comune Sex and the City, Scrubs, Grey’s Anatomy e Gossip Girl?
Apparentemente i quattro telefilm hanno una voce narrante che all’inizio e alla fine dell’episodio aggiunge delle riflessioni. Di solito, al protagonista l’ardua sentenza di tirar fuori delle riflessioni.
In Sex and the City c’è Carrie, in Scrubs c’è J.D., in Grey’s Anatomy c’è Meredith Grey, infine in Gossip Girl è l’omonima blogger a narrare. Scrubs e Grey’s Anatomy hanno delle eccezioni, poiché in alcuni episodi non sono i protagonisti a dar voce alle loro sensazioni, ma altri personaggi più o meno importanti nella serie.
Lo stile narrativo dello show newyorkese Sex and the City all’inizio era caratterizzato da momenti in cui Carrie parlava direttamente ai telespettatori, commentando le varie situazioni che stavano succedendo in quel preciso istante grazie ad un fermo immagini. Poi, dalla seconda stagione si cambia, e questo originale stile viene abbandonato, per dar voce a sensazioni, descrizioni di eventi, sempre narrati dal punto di vista di Carrie, o fatti tramite la redazione dei suoi articoli di giornale.
Come SATC, anche con Gossip Girl restiamo a New York per curiosare tra l’élite di Manhattan. La voce narrante, come già detto prima, è l’omonima blogger di cui nessuno conosce la vera identità. La narrazione di GG è caratterizzata da una piccola introduzione all’episodio in cui la blogger ci racconta le ultime novità e gli avvistamenti dei giovani newyorkesi protagononisti della vicenda – di cui conosciamo i nomi, Serena, Blair, Nate, Chuck, Dan soprannominato “ragazzo solitario” da Gossip Girl, Jenny “piccola J”, Vanessa – e dei loro rispettivi genitori – anche loro spesso al centro delle storie. La voce fuori campo della blogger si sente anche durante l’episodio, in particolare quando i ragazzi ricevono gli sms con aggiornamenti sui pettegolezzi, e tramite Gossip Girl anche noi veniamo a conoscenza di questi rumors. Ogni episodio, infine, si conclude con Gossip Girl che fa una specie di resoconto della giornata appena trascorsa, anticipando qualche altro pettegolezzo e salutando con l’ormai famoso “xoxo Gossip Girl”.
Scrubs e Grey’s Anatomy oltre ad avere in comune il genere televisivo – entrambi sono medical drama – hanno il fatto di avere una narrazione ad ogni episodio piuttosto simile. Infatti il più giovane tra i due, Grey’s Anatomy – nato nel 2005, quando Scrubs sapeva già parlare e camminare da quattro anni –  fu spesso criticato all’inizio della sua nascita proprio perché la protagonista, Meredith Grey, era la voce fuori campo ad ogni inizio e ogni fine episodio, lasciando lo spettatore con qualche riflessione da appuntare. Scherzosamente, la serie è anche citata nel corso di Scrubs, più precisamente in un episodio della sesta stagione, durante un dialogo tra Cox ed Elliot. Il dottor Cox cita Grey's Anatomy affermando che “una melensa voce fuori campo fa sempre il riassunto all'inizio di ogni puntata e lega insieme tutte le trame che è ciò che mi piace di meno in televisione"; Elliot gli risponde dicendo: "mi piacciono le voci fuori campo di Grey's Anatomy, tranne quando sono troppo vaghe o generiche", e proprio in quel momento passa J.D. che riassume nella sua testa l'episodio.
Altra caretteristica che entrambe le serie hanno in comune è che in alcuni episodi non è solo il protagonista a parlare, ma anche altri membri del cast. Così se in Scrubs ci capita di vedere e sentire i pensieri di Turk, Elliot, Cox o Todd, in Grey’s Anatomy si alternano i pensieri di Cristina e Derek. Nella sesta season premiere le riflessioni finali sono lasciate ai protagonisti stessi, i quali, a turno, acconsentono di dire una frase ciascuno.
Le voci fuori campo mi hanno sempre appassionato. Sarà perché sembra di trovarsi dentro una storia vera e propria. Sarà per il fatto che ci si sente più vicini ai personaggi stessi, perché ci sembra di sentirli, di capirli, di “leggerli nel pensiero” letteralmente. Tornando all’introduzione dell’articolo, vi lascio con una frase di Edgar Allan Poe, a proposito dei racconti i prima persona e degli autori, “Come regola generale, nessun scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un’occhiata alla fisionomia dell’autore, di rado riescono a mantenersi seri.”

venerdì 1 luglio 2011

“QUESTO TELEFILM E’ UNA TELENOVELA!”


Quante volte guardando un telefilm vi siete posti questa domanda. Questo articolo nasce proprio da questa simpatica espressione che ultimamente io e qualche amica abbiamo fatto guardando dei telefilm. La telenovela a cui faccio riferimento è Beautiful – come potrebbe essere altrimenti? Voglio descrivervi alcuni paragoni che ho riscontrato con questi due generi televisivi in alcune serie televisive. Prima però voglio precisare che questo articolo non è assolutamente una presa in giro per il genere dei teen drama! Cominciando con Gossip Girl.
Ora, la trama la conosciamo tutti. La vita di un gruppo di giovani dell’Upper East Side di Manhattan è narrata attraverso gli scandali da una blogger misteriosa – nessuno sa chi sia – che si fa chiamare, appunto, Gossip Girl. Come la maggior parte dei teen drama, anche GG si concentra su alcuni triangoli amorosi, su tira e molla tra protagonisti, che fanno pensare che si stia guardando una soap opera. Le prime due stagioni non erano niente male, il tira e molla tra Chuck e Blair, che si amano ma non vogliono ammetterlo fino alla fine, ci aveva entusiasmato. Ma dalla terza si assiste a un romanzo che non finisce più. Nel mirino di Gossip Girl c’è sempre la seducente e intelligente Serena Van Der Woodsen, che tra la terza e la quarta stagione si divide tra il ricco Nate Archibald e il semplice Dan Humphrey. La nostra bionda protagonista, Serena, ci appare come la Brooke Logan della situazione: sempre a far breccia nei cuori di diversi personaggi. Si citano tra le sue conquiste oltre a Dan e Nate, Aaron, artista e amico d’infanzia di Serena; Gabriel, di bell’aspetto ma solo interessato al denaro della giovane; il nemico giurato del gruppo Carter; per poi trovarsi a trascorrere un’intera estate a Parigi con l’amica Blair, dove fa strage di artisti, camerieri e qualunque essere umano di sesso maschile. C’è da chiedersi: dov’è la telenovela? Se non vi sono bastati i tira e molla tra Blair e Chuck durante le stagioni, – i quali prima si fanno la guerra e poi fanno l’amore – le conquiste di Serena\Brooke che alla fine però sceglie sempre Dan\Ridge, allora continuo con l’analizzare altri telefilm.
Da un teen drama ad un altro, passo a One Tree Hill. Alcuni lo hanno definito “il nuovo Dawson’s Creek” e in effetti non hanno torto. Anche questo è un teen drama che ruota intorno ad un gruppo di ragazzi, tra cui due fratelli che non hanno niente in comune, Nathan e Lucas, e tre ragazze, Peyton, Haley e Brooke. La caratteristica di questo serial di successo è che dopo le prime quattro stagioni c’è un salto di 4 anni e da lì inizia una nuova storia ambientata dopo il college. Anche OTH sembra avere lo stesso schema di Gossip Girl, poiché nascono diversi triangoli, - tema centrale resta sempre questo, che ritroviamo in ogni stagione – che coinvolgono Nathan, Lucas, d’apprima con Peyton, poi con Brooke. Haley è la ragazza di Nathan per buona parte del liceo, mentre Peyton sarà quella che si sposerà con Lucas. Le tematiche sono ancora più pesanti di quelle che vediamo in GG: gravidanze pre-matrimoniali (quella di Haley), matrimoni – appunto – prematuri, stupri, omicidi, rapine, ricatti, sparatorie nella scuola.
Concludo con un teen drama sfortunato nel suo genere, poiché ha chiuso i battenti solo dopo quattro stagioni. Sto parlando di The OC. In questo serial c’erano dei triangoli tra i figli dei ricchi ma anche dai genitori di questi, facendomi ricordare che è a metà tra i tanto rimpianti Dawson’s Creek – col triangolo Dawson-Joey-Pacey – e Beverly Hills 90210 – fra i tanti triangoli, cito quelli tra Brenda-Dylan-Kelly e Brandon-Kelly-Dylan. Perché avevo accennato al triangolo? Tra i genitori c’è quello che infiammava a inizio prima stagione tra Kirsten-Sandy-Jimmy. Quest’ultimo è stato il primo amore di Kirsten, mentre Sandy è il suo attuale marito. Intanto, tra i figli ci sono i seguenti triangoli: prima Ryan-Marissa-Luke, poi tra Summer-Seth-Anna. Quest’ultimo mi è sempre piaciuto: Summer che si innamora di Seth, lo sfigato della scuola, e non vuole ammetterlo. Quando però Seth inizia a frequentare Anna, una ragazza completamente diversa da Summer, con cui ha molto in comune, ecco che l’altra inizia ad ingelosirsi. Poi c’è un personaggio in particolare che rende il serial molto movimentato: Julie Cooper. Madre di Marissa, Julie è dapprima sposata con Jimmy Cooper; in seguito divorzia da quest’ultimo quando scopre che è in crisi finanziaria. Julie riceve le attenzioni di Caleb, padre della sua migliore amica Kirsten, ma nel frattempo allaccia una relazione con l’ex ragazzo della figlia Marissa! Questo non è che la punta dell’iceberg. Mettiamoci anche che il nuovo ragazzo di Marissa, il ribelle Ryan scopra che la sua ex ragazza è incinta e che il padre potrebbe essere lui...
Ho citato questi tre teen drama, – che hanno più drama che teen – che sono i più conosciuti degli ultimi anni, solo per fare esempi di come a volte per creare intrecci nei telefilm si finisce per farli diventare a delle vere e proprio telenovele. E stancano delle volte. Poiché una volta che si è rivisitato per la terza volta lo stesso triangolo, poi si cade nella monotonia. Se Serena di Gossip Girl è una specie di Brooke Logan ventenne, Brooke di One Three Hill ha la sua omonima in Beautiful, Julie di The OC rappresenta a pieno la femme fatale della soap opera più vista al mondo negli ultimi vent’anni. In conclusione, come avevo accennato all’inizio, questo articolo non vuole prendere in giro queste serie televisive, sia chiaro, ma solo divertirsi nello scrivere le varie vicende che coinvolgono i nostri protagonisti preferiti. Gli amanti dei teen drama spero avranno apprezzato la sottile ironia nel descrivere le vicende, al fine di presentare i teen drama in maniera più leggera e di presentare la linea sottile tra telefilm e telenovela.

giovedì 30 giugno 2011

L’ALTRO PUPILLO DI JOSS WHEDON: STORIA DI NATHAN FILLION


I fan di Buffy saranno rimasti colpiti quando, negli ultimi cinque episodi della settima e ultima stagione, hanno visto l’introduzione del super cattivo Caleb, il Predicatore al servizio del Primo Male. Cattivone ma con una sottile nota d’ironia. Come è caratteristico di tutti i super cattivi del Buffyuniverse. Joss Whedon, ideatore della serie, deve aver visto in Nathan Fillion, l’attore ideale per quel ruolo: carismatico, ironico ma professionale. Allora poco conosciuto, non tutti sanno che lo stesso Fillion si presentò nel 1996 al provino per il ruolo di Angel – poi assegnato a David Boreanaz. Ma il ragazzone canadese, – data la sua statura di un metro e 87! – nato il 27 marzo 1971 ad Edmonton, sarebbe destinato a diventare uno dei volti che molti suoi fan non avrebbero dimenticato. Infatti, chiunque passi sotto la scia di Joss Whedon, diventa un suo protetto, un suo pupillo, e ha la strada spiazzata ovunque – ricordiamo Sarah Michelle Gellar (ora lanciatissima al cinema), Eliza Dushku (Tru Calling, Dollhouse), David Boreanaz (Angel, Bones), Alyson Hannigan (How I Met Your Mother), tanto per citare i più famosi.
Nel 2002, Joss Whedon crea una serie fantascientifica dal titolo Firefly, dove Nathan è il protagonista, interpretando il Capitano Mal. La storia narra di una lotta per la sopravvivenza, una migrazione dovuta al sovrappopolazione della Terra, ambientata in un futuro incerto. In seguito ad una specie di “guerra dei mondi”, il capitano Mal guida un’astronave, chiamata Serenity, verso il commercio interspaziale, con l’obbiettivo di integrarsi il meno possibile con la nuova società e il suo governo che si erano formati. Per racimolare i soldi per i rifornimenti, l'equipaggio della Serenity deve accettare per lo più lavori illegali, come furti e contrabbando, ma talvolta sono accolti a bordo dei passeggeri, ovviamente a pagamento. Lo show durerà una sola stagione, ma diventerà una serie cult, e contribuirà a fare di lui un idolo per gli amanti delle serie di fantascienza. È questo il ruolo che dà maggior successo a Nathan e che lo fa conoscere maggiormente al grande pubblico. Lui stesso, ancora oggi, parla di Firefly come del “miglior lavoro che abbia mai avuto”. Il suo personaggio, Malcolm “Mal” Reynolds, prima della guerra era un uomo eroico, che credeva in alcuni ideali. Tuttavia, la guerra ha spazzato via tutto ciò in cui credeva, e lo ha reso insicuro. Quando inizia a pilotare la Serenity, capisce che è l’astronave che fa per lui, ed è pronto a cominciare una nuova vita, lontano dal nuovo mondo che si è creato. Da questa serie tv, visto il grande successo riscosso dai fan, Firefly avrà un film tutto suo, uscito nel 2005, intitolato Serenity, che rappresenta il capitolo conclusivo della serie tv.
L’interpretazione di Nathan in questa serie tv convinse così tanto Whedon che lo scritturò per gli ultimi episodi della settima stagione di Buffy. Seppure sia stato un breve ruolo, è comunque rimasto nei cuori dei fan come uno dei cattivoni più famosi della fortunata serie televisiva. Il nome di Caleb deriva dall’ebraico e significa “fedele”, infatti il Predicatore è un fedele seguace del Primo. In questo ruolo, Fillion stupisce parlando con un particolare accento del sud. Il ruolo di Caleb è stato per Fillion il primo ruolo da cattivo. Egli è arrogante e misogino: in precedenza aveva ucciso due ragazze con l’inganno dei suoi sermoni; dopodiché si è unito al Primo Male per combattere Buffy e la sua armata di cacciatrici. Essendo il “braccio” del Primo, è in grado di fondersi con esso; questo gli dà la possibilità iniziale di uccidere alcune cacciatrici, ferirne altre, e sconfiggere Buffy.
Con la chiusura della serie, nel 2003, e dopo il film Serenity del 2005, inizia per Nathan Fillion il momento di riprendersi una rivincita e avere il successo meritato, lanciandosi nelle serie televisive. Nel 2006 recita in un episodio di Lost, impersonando uno dei tanti fidanzati che ha avuto la bella truffatrice Kate; nel 2007 viene accettato per interpretare un ruolo da protagonista nel – purtroppo sfortunato – Drive, telefilm che racconta dello corse clandestine, che ha chiuso i battenti solo dopo 6 episodi.
Nathan non si arrende e ci riprova con Desperate Housewives, dove partecipa per 11 episodi interpretando Adam, marito di Katherine. Finalmente dal marzo 2009, ottiene un ruolo da vero protagonista in una serie di successo. È infatti lo scrittore Richard Castle in Castle, serie tv poliziesca dai toni ironici. Dopo una partenza un po’ in sordina, con una mini stagione composta di dieci episodi, Castle convince subito il pubblico, grazie non solo ai due protagonisti – Nathan Fillion affiancato da Stana Katic nel ruolo di Kate Beckett – ma proprio grazie all’alchimia tra i due! Castle è un tipo simpatico, estroverso, due volte divorziato, con figlia secchiona e mamma ex attrice a carico. Il suo coinvolgimento nelle indagini inizia quando un serial killer uccide una donna ispirandosi ad uno dei suoi romanzi. Così Castle inizia a prendere parte alle indagini della polizia, capitanata da Kate Beckett, con la scusa di prendere spunto per i suoi romanzi. Durante la seconda stagione, infatti, uscirà l’altra sua serie di romanzi ispirati a Beckett, che ha per protagonista la super detective sexy Nikki Heat – forse troppo sexy secondo Beckett! Con questa serie tv, Nathan sembra aver trovato il successo che tanto aspettava, e dopo aver conquistato l’America, non ci metterà tanto per conquistare anche l’Italia. Tuttavia, è probabile che per molti suoi fan, lui resti sempre il Capitano Mal dell’astronave Serenity.

mercoledì 29 giugno 2011

“HOW I MET YOUR MOTHER”: EREDE DI “FRIENDS” CON SUCCESSO ASSICURATO


Raramente c’è una sit-com che prende lo spettatore fin dalle prime scene, soprattutto se questa sit-com in questione è stata paragonata fin dalle prime puntate ad un telefilm tanto compianto. Il paragone è bello grosso, ma è di tutto rispetto alla serie capostipite tanto compianta che mette al centro delle sue storie un gruppo di amici, un punto di ritrovo, e tanto, tanto divertimento quotidiano. Sto parlando di How I Met Your Mother, in italiano tradotto con un bruttissimo – e assurdo da sentire – E alla fine arriva mamma. La storia ruota tutta intorno a cinque amici, tutti sulla trentina, abitanti di New York, ognuno con un lavoro pressocchè decente, che puntualmente si riuniscono ogni sera nel loro pub preferito per raccontarsi la loro giornata, anneddoti o ricordi di vita passata – vi ricorda niente questa premessa? Se non l’avete ancora capito, probabilmente non conoscete Friends, telefilm che ruota intorno ai sei amici newyorkesi, tutti trentenni. Fin dal pilot di How I Met Your Mother, si può ben capire la somiglianza tra i due telefilm. Prima di tutto, il setting: il pub di ritrovo nella Grande Mela, il McLaren’s (in Friends era il Central Perk il luogo di ritrovo). Poi gli amici. Anche se, How I Met Your Mother differisce da Friends per la particolarità di narrare le storie attraverso flashback, i repentini cambi di scena, commenti fuori campo, e le divertentissime sequenze di fermo-immagine.
Come si può capire dal titolo (inglese) è la storia di un padre che racconta ai suoi figli come ha conosciuto la loro madre. Siamo nel 2030. Il protagonista della storia, Ted Mosby – di cui sentiamo solo la voce narrante – fa sedere i suoi due figli sul divano e inizia a raccontar loro come ha conosciuto la loro madre, senza però svelarne mai l’identità. L’identità della presunta madre è infatti destinata a rimanere un mistero durante la serie, alimentando la curiosità e le speculazioni da parte del pubblico. Destino perciò, che si scopra alla fine della serie chi è la moglie di Ted Mosby. Da qui il salto temporale che ci porta nel 2005. È infatti qui che iniziamo a conoscere il Ted ventisettenne, giovane architetto, che decide di dare una svolta alla sua vita quando il suo migliore amico dai tempi del college, Marshall Eriksen, propone alla sua fidanzata storica dai tempi del college, Lily Aldrin, di sposarlo. Ted capisce che è arrivato anche per lui il momento di sistemarsi, così inizia una disperata – e a volte folle – ricerca dell’anima gemella e della perfetta madre per i suoi figli. Nel primo episodio, Ted sembra trovare queste caratteristiche in Robin Scherbatsky, una giovane giornalista che fa servizi per una tv locale, che conosce al McLaren’s pub. Il guaio è che Ted si fa prendere subito dai sentimenti, così dopo la prima “uscita”, Ted dice a Robin di essere innamorato di lei! La ragazza, invece, è l’opposto di Ted, e si spaventa a morte dopo una simile dichiarazione. Tuttavia, c’è colpo di scena alla fine dell’episodio, poiché il Ted narrante del futuro ci dice che non è lei la madre dei suoi figli, ma bensì verrà identificata come “la zia Robin”.
Ma il personaggio più esilarante, che sicuramente verrà ricordato in futuro dai fan di tutto il mondo, è certamente Barney Stinson. Barney è l’antitesi di Ted; sempre in giacca e cravatta – è lui a dire sempre a Ted “ricordati di mettere la giacca!” – donnaiolo, sempre alla ricerca di conquiste, conosce alla perfezione l’arte del rimorchio, che lui pratica in maniera spasmodica e oppurtunista. La sua battuta famosa è “Legend...wait for it...ary!”, che lui spezza per dare suspence alla parola! Barney è quindi una sorta di “diavoletto” sulla spalla di Ted, che spera di trasformare in un “piccolo Barney”! Ted però è un romantico, e saprà resistere a non farsi coinvolgere troppo da Barney.
La relazione tra Ted e Robin è quella tipica di amore/amicizia, e vedendo la serie, nel corso degli episodi, si capisce il tira e molla tra i due. Marshall e Lily, invece, sono la coppia stabile del telefilm, stando insieme dal primo anno del college, non si sono mai lasciati. Barney, invece, ha l’obbiettivo di andare a letto con più donne possibili per battere il suo record personale!
Il cast è il punto di forza della serie, poiché gli attori si calano bene nei loro personaggi, dando intonazione e cambi di voce divertentissimi – cose che però nel doppiaggio italiano sono andate perdute. Ted è interpretato da Josh Radnor, che ha partecipato ad alcune serie tv; Cobie Smulders interpreta Robin, ed è canadese come il suo personaggio; Marshall è interpretato da Jason Segel, che recentemente ha scritto e interpretato il film Forgetting Sarah Marshall (in Italia Non mi scaricare). Più conosciuti sono gli altri due protagonisti: Alyson Hannigan, la Willow in Buffy, è interprete di Lily, mentre Barney è interpretato da Neil Patrick Harris, divenuto famoso sul finire degli anni ’80 con la serie Doogie Howser, M.D., in cui interpretava un adolescente geniale che a 16 anni era già un affermato medico.
Debuttata sul canale della CBS il 19 settembre 2005, da allora la serie ha riscosso successo negli States tra pubblico e critica, aggiudicandosi finora 5 Emmy Awards. Meno fortuna ha avuto la serie qui in Italia, causa il titolo originale mal tradotto, il doppiaggio, – inespressivo e poco credibile –  e gli sbalzi di orari, che hanno reso How I Met Your Mother una serie minore. Ed è un vero peccato, dato il successo riscosso negli Stati Uniti e il paragone con Friends. Consiglio la visione di questa sit-com in lingua originale, perché non solo rende di più, ma le dà quel tocco di comicità e di originalità che vi farà quasi dimenticare Friends – e attenzione, ho detto “quasi”.

lunedì 27 giugno 2011

I PRO E I CONTRO DELLE RISATE REGISTRATE NELLE SIT-COM


Vedendo una sit-com di qualunque genere, per esempio Friends o il recente The Big Bang Theory, vi siete chiesti chi è che ride in sottofondo durante le scene? Da dove provengono queste “risate registrate”? E a cosa servono? Le risposte cercheremo di darvele in questo articolo.

Le risate registrate, in inglese laugh track, sono delle registrazioni di risate effettuate in studio, che vengono inserite nelle sit-com (situation comedy) e nei programmi televisivi (come Striscia la Notizia nostrano) e radiofonici. Fungono da accompagnamento a gag, battute e situazioni tanto imbarazzanti quanto comiche, e accompagnano, quindi, la battuta dell’attore televisivo. L’origine delle risate registrate risale agli anni cinquanta negli Stati Uniti. Prima della televisione, era il pubblico in sala che, assistendo agli show dal vivo, rideva vedendo divertenti gag on stage oppure rideva semplicemente ascoltando i programmi radiofonici. Con l’introduzione di questo nuovo mezzo di comunicazione, il panorama tecnologico si ampia e porta una nuova innovazione nelle sit-com: le risate registrate. Nate con lo scopo di ricreare la presenza di un pubblico vero, le laugh track furono una rivoluzione. In telefilm come Mia moglie è una strega, le risate registrate dovevano servire come risposta a una scena televisiva quando il vero pubblico in sala non rideva di fronte certe situazioni bizzarre. Con l’avvento degli anni sessanta, si ha l’esplosione della televisione e del cinema. Ci si rende conto che utilizzare ogni volta un pubblico diverso, che vede e ride guardando un show dal vivo, sta diventando costoso. Vennero realizzati due versioni di uno stesso episodio: uno senza risate registrate, l’altro con esse. Il risultato? Le risate registrate furono un successo. La scelta di applicarle nei successivi show televisivi fu geniale.

Si capì che senza le canned laughter – altro termine per chiamare le risate registrate; questo indica le “risate confezionate” – uno show era destinato a fallire. Senza situazioni comiche, gli spettatori americani non erano particolarmente interessati a guardare un telefilm, poiché non riuscivano a capire se si trattasse di una commedia.

Siamo negli anni settanta, e iniziano ad essere rappresentati in televisione temi importanti come il razzismo e la guerra. Le sit-com hanno la loro parte. Un celebre telefilm degli anni ’70, M*A*S*H*, non contiene risate registrate. Il creatore della serie, Larry Gelbart, voleva inserirle nei titoli iniziali, ma la CBS rigettò l’idea – M*A*S*H* era un telefilm di guerra, incentrato sulle vicende della guerra di Corea. Tuttavia fu raggiunto un compromesso, e ai produttori della serie fu concesso di omettere le risate confezionate durante le scene di apertura, se volevano. Come risultato, alcune scene iniziali contenevano risate registrate, mentre nel resto dell’episodio erano assenti. La sit-com Happy Days (1974-1984) utilizzò per le prime due stagioni solo risate registrate, e a partire dalla terza stagione, un pubblico vero, come fosse una rappresentazione teatrale, rendendo così le risate reali. Sfortunatamente, in Italia la serie è stata doppiata senza risate in sottofondo.

Gli anni ’80 seguono il filone degli anni ’70 per quanto riguarda l’uso delle risate registrate. Negli anni ’90 escono le sit-com di maggior successo come Frasier, spin-off di Cheers, e Friends. In queste sit-com tornano ad essere presenti le risate registrate per tutta la durata dell’episodio. C’è una novità: alcuni cartoni animati, come I Simpson, usano in alcune rare occasioni le risate registrate. Talvolta quando vengono utilizzate è per scherzo, o per una sorta di parodia a una sit-com.

Dal 2000 in poi si assiste ad una nuova rivoluzione: le risate registrate iniziano a diventare una rarità per una sit-com della durata di 20 minuti. E per questa novità, alcune serie che lo utilizzano per prima, sono quelle che hanno vinto più Emmy Awards – gli Oscar della televisione. Basti pensare a Sex and the City o Scrubs. Dimenticate il pubblico in studio. Dimenticate le laugh track. Date il benvenuto alla telecamera singola e alla voce narrante, che parla e fa le sue  riflessioni iniziali e finali in ogni episodio. Per esempio, in Sex and the City è la protagonista Carrie a parlare; in Scrubs il medico protagonista J.D.; in Malcom in the Middle è Malcom stesso. Le sit-come che hanno mantenuto l’originale filone con le risate registrate sono telefilm come Will & Grace, Tutto in famiglia, La vita secondo Jim, e il più recente The Big Bang Theory e …E alla fine arriva mamma!.

Se da una parte c’è assenza di laugh track, dall’altra parte c’è un eccesso. Nelle sit-com per adolescenti in onda su Disney Channel, c’è un uso smisurato di risate registrate, e gli episodi vengono girati di fronte ad un pubblico vero. Tra queste citiamo Raven, Zach e Cody al Grand Hotel e Hanna Montana. Di recente, però, anche queste sit-com si stanno distaccando dai modelli originali, scegliendo l’assenza di risate registrate, come nei Jonas. Ovviamente, con la sempre più frequente scomparsa delle canned laughter, si cerca un modo più semplice per capire le sit-com senza “ridere”, e un genere che cerca sempre di farsi più strada: la black comedy.

Infine, c’è da dire che le canned laughter non aiutano sempre se una sit-com non è divertente. Soprattutto quando delle sit-come come Friends, Will & Grace vengono doppiate dall’inglese all’italiano. Esse tendono a perdere tutto il classico humour originale della serie. A volte siamo condizionati dalle laugh track: esse sembrano indurre gli spettatori a pensare che una determinata scena o battuta sia divertente, perché sentendo ridere il pubblico, ridono anche loro. Ci sono però alcune sit-com divertenti anche senza laugh track – come quelle già citate. Pro o contro le risate registrate? Sono un insulto agli spettatori? Dopo tutto ci informano dove dobbiamo ridere. Per non cadere nel dubbio, ricordiamoci di guardare le sit-com nel loro format originale poiché rendono di più!

giovedì 23 giugno 2011

DA JUNO A AMY JUERGENS: LE BABY MAMME AMERICANE


Ricordate Juno? L’adolescente estroversa ma complicata, interpretata dalla giovane Ellen Paige, che nel film del 2007 fece sorridere l’America col suo pancione. Adolescente che a 16 anni si ritrova ad essere incinta dopo l’esperienza sessuale col suo compagno di scuola, da sempre grande ammiratore della ragazza, Juno affronta la gravidanza in modo disinvolto, decidendo di dare in adozione il bambino. Simili tematiche le ritroviamo in La vita segreta di una teenager americana – chiamata semplimente Secret Life negli USA – ma con tono meno comico e decisamente più realistico. La creatrice dello show è Brenda Hampton, già ideatrice dello show di successo, Settimo Cielo. Non ci meraviglieremo se, seguendo le vicende di Amy Juergens, dei suoi parenti e amici, troveremo delle sottili somiglianze, battute e toni tra i vari personaggi, molto simili allo stile di Settimo Cielo. Lo show ha debuttato negli USA il 1° luglio 2008 sul canale della ABC Family, accogliendo un buon responso da parte del pubblico, soprattutto perché a fine episodio, la serie incinta i giovani ad essere più cauti nei rapporti con l’altro sesso, e aiuta i genitori a capire meglio il mondo degli adolescenti e ad affrontare tematiche importanti e delicate come le gravidanze indesiderate – e numerose. Attualmente va in onda la terza stagione. Passiamo alla trama.
La serie è ambientata in California. Amy Juergens (Shailene Wooddley, già vista in The OC dove interpretava la sorella minore di Marissa Cooper durante la prima stagione) ha 15 anni, è intelligente, talentuosa, ma timida. Tuttavia questo non le impedisce di non essere notata dai ragazzi, poiché è una ragazza abbastanza carina e dolce. Amy suona il corno francese nella banda musicale della scuola. Durante un raduno, Amy passa la notte con Ricky Underwood (Daren Kagasoff), lo spavaldo della scuola. Ben presto, Amy scopre di essere incinta, e i suoi tentativi per nasconderlo risulteranno vani, poiché la verità verrà presto a galla. Le reazioni dei genitori, parenti e amici alla gravidanza di Amy saranno vari; dopo un rifiuto iniziale, Ricky decide di aiutare Amy con la gravidanza. Un altro ragazza, con cui Amy si fidanza, Ben Boykewich (Kenny Baumann), si prende la responsabilità di crescere il bambino con lei, arrivando a chiederle – addirittura! – di sposarla – un fatto del genere ha causato non poche polemiche.
A mano a mano che la serie cresce, il pancione di Amy viene messo in secondo piano, per dar spazio ad ogni adolescente della scuola, che nasconde un inaspettato segreto o problema. A cominciare dalla famiglia di Amy: i genitori hanno dei problemi matrimoniali, causati in parte dall’insicurezza della madre Anne (interpretata dalla regina del teen cinema adolescenziale anni ’80, Molly Ringwald) e dal cinismo del padre George (Mark Derwin). A rendere i toni leggermente più sarcastici, ci pensa la sorella minore di Amy, Ashley (India Eisley), 13 anni e un carattere opposto a quello di Amy. È la prima a sapere della gravidanza della sorella. Poi ci sono gli altri ragazzi della scuola S. Grant, compagni di Amy, tra i quali Adrian Lee (Francia Raisa), la “ragazza facile”, che ha una storia con Ricky; Grace Bowman (Megan Park), cheerleader cristiana che viene tradita dal ragazzo Jack Pappas (Greg Finley) con Adrian, in un momento di debolezza.
Queste sono solo alcune premesse per presentare la serie; più avanti le relazioni interpersonali si complicano. Se nella prima stagione il tema principale è “Amy e la gravidanza”, e alcuni segreti vengono alla luce, la seconda stagione si concentra su “Amy e la maternità”. Amy dà alla luce John – questo il nome del bambino – alla fine della prima stagione. Già all’inizio della seconda stagione emergono i primi problemi di Amy col bambino e la sua relazione con Ben; Amy dice di essere cambiata e maturata dopo la nascita di John, ma in realtà rimane sempre un’adolescente con tutti i problemi tipici dell’età. Per questo ad aiutarla c’è la madre Anne, che nel frattempo ha divorziato dal marito. Il rapporto madre-figlia diventa più stretto. Nel frattempo, però, il rapporto tra Amy e Ben ha una crisi poiché non hanno ancora fatto sesso, ed Amy, che ora ha paura di farlo, non vuole. Mentre con Ben sembra esserci un allontanamento, con Ricky c’è un riavvicinamento. Infatti, Ben inizierà ad essere geloso di Ricky. I rapporti tra i personaggi subiscono di nuovo uno stravolgimento, e a complicare le cose ci si mettono anche i genitori dei ragazzi, tra rapporti matrimoniali e tradimenti. In uno show in cui la tensione è alle stelle e gli attori sono così presi dai proprio personaggi, è impossibile non rimanere coinvolti dalle loro storie.
Per i temi affrontati, in primo luogo la serie avrebbe dovuto chiamarsi The Sexual Life Of the American Teenager, titolo cambiato immediatamente poiché la Walt Disney (proprietaria della ABC Family) non avrebbe approvato di sicuro. Altro fattore, i fan, cercando su google, avrebbero trovato numerosi siti porno. In secondo luogo, la serie è stata classificata come PG-13 (Parental Guide 13, ovvero programma consigliato ai maggiori di 13 anni con genitori accompagnati; per intenderci, il bollino giallo che vediamo nelle tv nostrane).
Dopo Make It or Break It e Pretty Little Liars, la ABC Family è orgogliosa di portare avanti un altro serial di successo, che affronta tematiche così delicate come la gravidanza e la maternità tra adolescenti. Argomenti non facili da trattare, soprattutto in una società come la nostra. Ci aveva già provato il cinema con Juno, e il successo riscosso tra il pubblico americano fu notevole. E anche stavolta, con la teenager americana Amy, siamo pronti a scommettere che il risultato sarà lo stesso. Altro che serial scontati! Con lo sviluppo della società e l’apertura di nuove mentalità, le baby mamme sono molto in voga negli Stati Uniti – un esempio più recente è la sorellina di Britney Spears, Lynn, che a sedici anni è rimasta incinta. Speriamo resti un fenomeno in voga... per il piccolo schermo.