giovedì 7 luglio 2011

COVERT AFFAIRS: NON E’ LA SOLITA SPY STORY


Sono in voga negli ultimi anni serie tv poliziesche e di spionaggio, e chi bene e chi male, arrivano a colpire una certa fetta di pubblico. Da ormai quattro anni c’è Chuck che sul canale NBC se la sta cavando ormai abbastanza bene, ma il pubblico femminile si è sentito un po’ perso e abbandonato dopo la fine di Alias (con l’atletica Jennifer Garner) nel 2006.
Ecco che nel 2008 si riuniscono i produttori della trilogia di The Bourne Identity per creare un progetto che prevede garanzie per trame intricate e azione. Il casting per la serie è iniziato nel 2009, e Piper Perabo (Le ragazze del Coyote Ugly) è entrata subito a far parte del cast nel ruolo della protagonista. In seguito si sono aggiunti gli altri attori che vediamo nella serie, tra cui spiccano i nomi di Christopher Gorham (Popular, Ugly Betty) e Peter Gallagher (The O.C.). Dopo due anni di attesa, ecco il lieto fine: la prima messa in onda negli Stati Uniti sul canale USA Network dal 13 luglio 2010 e dopo il solo pilot (della durata di un’ora circa), la serie è stata premiata per un’intera stagione di 11 episodi, fino al recente rinnovo per una seconda stagione.
Insomma, è con immenso piacere che vi presento Covert Affairs, questa produzione minore che prossimamente vedremo anche nei canali nostrani.
Come recita la tagline “Single woman, double life”, la protagonista della serie è Annie Walker, una giovane recluta della CIA, che poco prima della fine del suo addestramento viene misteriosamente promossa ad agente operativo all’interno dell’organizzazione. Ben presto, però si scopre che Annie è stata reclutata non tanto per le sue capacità, ma per il fatto che conosce molto bene un pericoloso ricercato, Ben Mercer, al quale la CIA sta dando la caccia da tempo. Come se non bastasse, Ben Mercer è anche l’ex fidanzato di Annie, conosciuto un paio d’anni prima e dal quale è stata abbandonata senza ricevere spiegazioni. Il compito di Annie è chiaro: aiutare la CIA con le sue informazioni, rintracciarlo e catturarlo. Ad aiutarla nel mondo dello spionaggio c’è Auggie Anderson, un agente che dopo aver perso l’uso della vista in missione, aiuta l’agenzia con le sue altissime conoscenze tecnologiche. Altri personaggi sono Jai, figlio di un ex importante agente, Joan e Arthur, capi di due sezioni della CIA ma anche coniugi in crisi. Annie vive dunque la sua doppia vita, persona normale e agente segreto, che si divide tra lavoro e famiglia, soprattutto la sorella Danielle, con cui vive.
Piper Perabo, per chi non la conoscesse, è famosa per aver partecipato al film “Le ragazze del Coyote Ugly”, che l’ha lanciata sul grande schermo. Considerata sempre straniera a causa del suo nome (padre portoghese e madre norvegese), Piper è americana.
Christopher Gorham è un volto noto dei tf americani. Ha iniziato con “Popular”, poi “Ugly Betty”, “Medical Investigation” e il recente “Harper’s Island”. In Covert Affairs è Auggie.
Sendhil Ramamurthy interpreta Jai e venne ingaggiato a far parte del cast solo per ultimo, reduce dalla cancellazione di “Heroes”.
Dalla trama non ci possiamo aspettare grandi cose, anche se dopo un inizio noiosetto – insomma un’ora di pilot non è leggero! – la serie si riprende lentamente, seppur senza novità, ma mantenedosi sul filone delle spy stories. Sparatorie, combattimenti, giochi di potere, segreti, tradimenti che mano a mano vengono svelati nel corso delle puntate, lasciando gli stessi personaggi sul filo del rasoio e con un velo di mistero. Anche per il cast, la serie merita sicuramente uno sguardo, e state sicuri che non vi annoierete. E poi c’è anche la storia d’amore tra Annie e Ben. Siete curiosi di sapere come finirà tra i due? Non vi resta che sintonizzarvi su Mya dal prossimo 22 aprile.

mercoledì 6 luglio 2011

THEY WILL, THEY WON'T COMPLETE (PART I)

Quando il giallo si tinge di rosa…

Ogni settimana vediamo sul piccolo schermo tante coppie che ci piacerebbe vedere insieme, e patiamo perché, per esempio, arrivati alla terza stagione, i protagonisti si amano ma non possono stare insieme. Oppure, sanno di amarsi, ma ancora non sanno come confessarselo a vicenda. Altro ancora, c’è qualcosa tra loro, si punzecchiano, ma ancora non carburano. Come fare, dunque? Ovviamente spetta agli sceneggiatori l’ardua sentenza. Noi ci siamo limitate, con questo articolo, a far partire la fantasia, unendo la nostra passione per le serie tv e alcune coppie che vorremmo vedere concludere qualcosa il più presto possibile! Orsù, partiamo con la carrellata! 
The Mentalist, Jane\Lisbon. I fan li chiamano “Jisbon”, dall’unione dei loro nomi. Fin dai primi episodi si è notata alchimia, che si è sviluppata nel corso della seconda stagione, e prosegue nella terza. Tuttavia, il rapporto tra i due è ancora quello di stima e affetto reciproco; si preoccupano l’uno per l’altra, ma niente più. Patrick Jane ha un passato tragico alle spalle: sua moglie e sua figlia sono state assassinate dal serial killer Red John. Jane aspetta il giorno in cui lo catturerà per vendicarsi e ucciderlo. Tuttavia, Lisbon è contraria a questo, e gli ha promesso che farà di tutto per fermarlo. Jane potrà avvicinarsi a Lisbon solo quando supererà il dramma famigliare e la sete di vendetta. Sono comunque una coppia per cui vale la pena tifare, perché la chimica c’è e in alcuni punti si vede: a lei non piacciono i suoi modi avventati di fare, lui però si diverte a punzecchiarla, e ci riesce! Alla fine però Lisbon non potrebbe fare a meno di Jane e del suo fiuto da mentalista per risolvere i casi. Cosa però che lei non ammetterebbe con nessuno, neanche con sé stessa! Un abbraccio nella 2x01, ma il miglior momento per questa coppia è senza dubbio nell’episodio 2x19 quando i due, costretti a stare insieme perché sequestrati, si confortano a vicenda. Jane le dice, con un leggero imbarazzo, che la salverà sempre, anche se lei in risposta è un po’ brusca: “i don’t want to be saved”. Durante la terza stagione c’è un avvicinamento, seppur a piccoli passi, tra i due, uniti dal trovare a tutti i costi Red John. E chissà che il finale di stagione non ci riveli qualche sorpresa per questa sospirata coppia!
Bones, Booth\Brennan. Temperance Brennan è un’antropologa forense, talentuosa nel proprio lavoro quanto imbranata nei rapporti interpersonali, una sorta di Sheldon Cooper al femminile, una “squint” (così sono soliti etichettare i “nerd” nella serie) incapace di esternare i propri sentimenti. L’FBI la ingaggia come consulente al fianco dell’agente Seely Booth, ed è come assegnare un compito alla secchiona e al più carino della classe il cui charme, però, non fa presa sulla collega, neanche quando la soprannomina carinamente “Bones”, irritando non poco la dottoressa, almeno all’inizio. Le divergenze però si mitigano man mano che la collaborazione va avanti e i due riescono ad instaurare un solido rapporto d’amicizia, un limite che non superano mai, si scambiano appena un bacio e solo perché finiscono casualmente sotto il vischio. Nel finale della quarta stagione sono una coppia, affiatata, felice ma si tratta di un sogno. Booth dopo un’operazione al cervello ha questa visione onirica che gli dà modo di fare i conti con i propri sentimenti, peccato che, una volta trovato il coraggio di dichiararsi, non ci sia l’happy ending sperato, Brennan si tira indietro e i due finiscono ai capi opposti del mondo per un anno. Al ritorno lui non è solo, sembra fare sul serio con un’altra donna che manda in crisi Temperance e, per la prima volta, l’imperturbabile scienziata si abbandona ad un pianto disperato dicendo: “ho sprecato la mia occasione!”. Ma per quanto Booth si sforzi è evidente che non l’ha ancora dimenticata… Che sia la sesta la stagione giusta per vedere finalmente capitolare i due?
Castle, Beckett\Castle. Kate Beckett è una detective scrupolosa e integerrima e Richard Castle è uno scrittore di gialli di fama mondiale a cui piace firmare autografi, specie sulle curve delle sue fan più accanite. Una serie di omicidi ispirati ai libri del famoso giallista porta Beckett e Castle ad incontrarsi, suggerendo allo scrittore, in crisi d’ispirazione, il soggetto per il suo prossimo romanzo. Lei non gli rivela di essere una sua fan (troppo egocentrico lui per non bearsi di una simile confessione) e mantiene un distacco professionale, lui invece non perde occasione per provocarla. Le schermaglie verbali in cui i due si punzecchiano, chiamandosi rigorosamente solo per cognome (quasi sempre almeno), sono il preludio di una collaborazione che diventa più intima, tanto da spingere Kate a confidarsi riguardo all’omicidio irrisolto della madre. Proprio a questo evento la coppia sembra legata a doppio filo, tutti i momenti più intensi vengono vissuti in concomitanza con l’evoluzione del caso di Johanna Beckett: è quando l’assassino viene arrestato, e si scopre che è stato assoldato da qualcuno, che Kate confessa a Castle di volerlo al suo fianco quando troverà i mandanti e quando il detective che indagò sul caso ricompare, chiedendo un confronto privato a Beckett, lei è Castle che cerca, è Castle che porta con sé perché “è una persona di cui si fida”, ed è anche la circostanza in cui i due si scambiano un bacio appassionato e travolgente … sotto copertura! Il sentimento, anche se inespresso, o parzialmente rivelato (Castle ammette con la madre di lavorare con Kate “non più solo per i libri”), è tangibile negli sguardi, nei gesti, nei sottintesi e non potrà rimanere celato ancora a lungo, garantisce anche Marlowe, autore dello show, che l’evoluzione dei protagonisti passerà anche per un’ammissione dei sentimenti reciproci, e questo forse già nel finale della terza stagione.
Lie to me, Cal Lightman\Gillian Foster. Il broadcast statunitense, negli ultimi anni, ha dato il via a serie poliziesche molto interessanti. Dopo The Mentalist e Castle, anche LTM ci offre una coppia interessante che speriamo di (ri)vedere insieme. Già, perché da poco si è conclusa la terza stagione e il tf è in bilico tra cancellazione e rinnovamento. La possibile coppia in questione è Cal e Gillian. Lui è scorbutico, distaccato e massimo esperto in fatto di bugie. Tranne quando si tratta di Gillian, l’unica persona – parole di Emily, figlia di Lightman – che non riesce a “leggere”. Il rapporto tra i due è sicuramente professionale, fondato sulla stima e sul rispetto reciproco. Ma quando le questioni da risolvere si spostano sul lato emotivo e personale, entrambi restano fin troppo coinvolti. Cal era lì quando Gillian era in crisi col marito. Negli ultimi episodi della seconda stagione era fin troppo sospettoso della nuova fiamma della collega tanto che, indaga e scopre che il tizio aveva una doppia vita. E sul finale della terza stagione, scopriamo qualcosa di abbastanza interessante sul rapporto tra i due. Una confessione che Lightman fa a sua figlia a proposito del suo rapporto con Foster, che ci fa sperare sul continuo di questo tf..

martedì 5 luglio 2011

“SIAMO COSI, DOLCEMENTE COMPLICATE...”

“... sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci ancora qui, nelle sere tempestose, portaci delle rose, nuove cose...”
Donne, quanta strada abbiamo fatto per arrivare dove siamo ora? Ottenere dei diritti, parità dei sessi, arrivare a fare mestieri che anche gli uomini fanno?
Correva l’anno 1791, e una donna di nome Olympe de Gouges scriveva la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” ponendo i suoi contemporanei di fronte allo spazio negativo occupato dalle donne del suo tempo. Per questo suo scritto troppo “libertino” venne condannata alla ghigliottina. Tuttavia il vero femminismo nacque nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, durante la rivoluzione industriale. Le donne operaie iniziarono a far valere i loro diritti unendosi al movimento operaio; da qui il femminismo liberale – che ha come obbiettivo la conquista dei diritti civili – e il femminismo socialista – che punta a rivendicazioni sindacali. Da lì è stata una strada tutta in salita – che di certo non mi metterò a riassumere qui, perché non è lo scopo di questo articolo – fino ad arrivare al 1946 quando in Italia anche le donne ottennero il diritto di voto.
“Siamo donne, oltre le gambe c’è di più...” cantava Sabrina Salerno nel 1991.
Era il 1960 quando le donne fecero il loro ingresso nella Polizia di Stato indossando per la prima volta la divisa. Cercando di adattarsi ai tempi, anche il mass media più potente, la tv, ha stravolte le trame creando show con protagoniste donne forti “viso d’angelo” che hanno la pistola in mano. Le prime sono state senza dubbio le Charlie’s Angels, tre donne che lavorano per un’agenzia investigativa privata. Negli ultimi anni c’è il boom dei serial polizieschi e potenti network come la ABC, CBS e NBC, hanno creato nuovi modelli di donne armate. Tra le donne poliziotto televisive ve ne propongo 3; donne forti, almeno in apparenza, come reazione ad un passato difficile, caratterizzato da perdite familiari.
Kate Beckett è la detective della polizia di New York. In seguito all’assassinio (irrisolto) di sua madre quando lei aveva solo 12 anni, Kate ha deciso di diventare una poliziotta; suo padre è un ex alcolista. La donna indossa l’anello di nozze della madre come simbolo di una vita che ha perso, mentre porta l’orologio del padre a significare invece una vita che ha salvato. Il caso della madre viene riproposto un paio di volte durante la serie; in particolare lo scrittore Richard Castle, che collabora nelle indagini, ha investigato prima per conto proprio sul caso, poi sia lui che lei ne sono stati coinvolti nelle altre volte seguenti. Nonostante il suo carattere da dura all’apparenza, Beckett nasconde una fragilità dentro, derivante dal suo passato. Solo con Castle sembra aprirsi, ed è per questo che tra i due c’è un certo feeling che viene messo in rilievo in ogni episodio.
Teresa Lisbon è il capo della squadra 7 del CBI (California Bureau of Investigation) e ha un passato segnato dalla sventura: sua madre è morta quando lei era piccola a causa di un incidente stradale, e suo padre è diventato alcolizzato e violento. Così Teresa si è trovata a crescere i suoi fratelli da sola. A causa del suo passato, Teresa si è chiusa un muro intorno a sé che le impedisce di stabilire una relazione stabile o comunque di affezionarsi del tutto agli altri. Di solito ha un carattere chiuso e non parla con tutti dei suoi problemi, tranne col consulente della sua unità, Patrick Jane, col quale ha un rapporto di attrazione\repulsione.
Sarah Walker è uno dei due agenti assegnati alla NSA dalla CIA per proteggere Chuck, che ha scaricato accidentalmente il computer del governo nel suo cervello. Sarah è una superspia, forte, risoluta e combattiva. Dimostra la sua sensibilità ed emotività quando si tratta di Chuck, e si rende conto che il suo attaccamento non è solo di protezione, ma è anche perché prova dei sentimenti per lui. Sentimenti che a fatica accetterà e rivelerà, ma che alla fine li farà stare insieme e a un passo dal matrimonio. Sarah è cresciuta col padre truffatore fino all’età di diciotto anni, dopodiché è entrata a far parte dei servizi segreti. Come una vera spia, Sarah è abile nel corpo a corpo, ha un’ottima mira, sa parlare polacco, russo e tedesco.
Il mondo del giornalismo si è sviluppato in tutto il mondo nel dopoguerra, e molti giornali hanno introdotto le donne in redazione, oltre ad aver creato scuole di giornalismo professioniste. Esempio di donna giornalista nei tf è Robin Scherbatsky di How I Met Your Mother. Giornalista di Metro News 1, piccolo telegiornale locale, Robin è insoddisfatta del suo lavoro dato che nessuno guarda i suoi servizi notturni, così si licenzia e lavora a Tokyo per un breve tempo; infatti si stanca facilmente anche da lì e torna a lavorare a New York. Robin è canadese di nascita, e prima di fare la giornalista era una cantante molto famose nel suo paese natale! Indecisa sul suo futuro, Robin si ritrova a scegliere se accettare di fare la valletta in uno show televisivo o lavorare al Worldwide News Network, grande agenzia giornalistica, come ricercatrice associata. La strada per diventare una grande giornalista è vicina!
Il mondo della scienza ci collega a nomi come il Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, che ha rinunciato ad avere una famiglia per dedicarsi interamente al suo lavoro. Famosa è la sua citazione L'umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi.”
Il personaggio di Temperance Brennan di Bones si ispira ai romanzi della scrittrice Kathy Reichs, che condividono quasi le stesse caratteristiche. Brennan è un’antropologa forense di fama internazionale – possiede 3 lauree! – e proprio per la sua competenza e professionalità si trova spesso a collaborare con l’FBI e con l’agente speciale Seeley Booth – con cui ha un particolare feeling – per la risoluzione dei casi. In seguito alla sua disastrosa situazione familiare – i suoi genitori cambiavano spesso identità, e sua madre morì quando lei aveva 17 anni – Brennan si è chiusa sempre più in sé stessa. Anche nel suo lavoro mantiene un certo distacco tra lei e i cadaveri che analizza, fino a diventare cinica, per non essere troppo coinvolta emotivamente.
Tornando alla medicina, non posso non citare Grey’s Anatomy e il suo personaggio principale Meredith Grey. Laureata in medicina, Meredith segue le orme della madre, Ellis Grey, ex chirurgo di successo colpita da morbo di Alzheimer che l’ha portata lentamente alla morte. Interessante il fatto che il nome del tf prende ispirazione dal nome della protagonista (Grey) e dal nome dell’Anatomia del Gray, celebre manuale medico di anatomia scritto da Henry Gray nel 1858. Meredith ha una vita familiare complicata: suo padre è alcolista e ha lasciato sua madre in seguito alla scoperta della relazione di quest’ultima con Richard Webber, primario dell’ospedale dove lavorava. Considera i suoi coinquilini come la sua famiglia – Christina Yang in particolare è come una sorella per lei – e nonostante le accuse iniziali di favoritismo per la sua relazione col neurochirurgo Derek Shepard e per essere la figlia di Ellis, Meredith possiede un grande potenziale come chirurgo, risolvendo diagnosi difficili ed assistendo a procedure avanzate.
Tuttavia se da una parte vediamo il mondo occidente sviluppato e più avanti per i diritti sulle donne, dall’altra abbiamo il mondo orientale, un mondo chiuso che ancora oggi le violenze alle donne non sono tanto all’esterno delle case, ma dentro.

lunedì 4 luglio 2011

“STASERA TI COPIO!”


Non conosco nessuno che non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di essere uno dei personaggi preferiti del piccolo schermo. Vestirsi come loro, parlare come loro, agire come loro. Interagire con altri personaggi e vivere le loro vicende. Nel mondo dei telefilm questo diventa possibile quando altri personaggi copiano altri, tanto che sembrano dire “Stasera ti copio, voglio provare a vedere cosa si prova essere te!”. Meno improbabile una cosa del genere nella vita reale. Oscar Wilde scriveva “la natura imita ciò che l’opera d’arte le propone”. Se l’opera d’arte sono i personaggi dei telefilm così ben riusciti da sembrare capolavori, la natura che tenta di imitarli non potrebbe che essere altre persone che per un motivo o per un altro, si ritrovano coinvolti nelle storie che sto per raccontarvi.
Così abbiamo trovato nella seconda stagione di Dawson’s Creek un giovane Dawson Leery che stava girando il suo primo film, un’autobiografia, e cercava l’attrice perfetta per interpretare la sua Joey Potter. Manco a farlo apposta, il titolo italiano dell’episodio era “Come nei film”, mentre quello inglese recitava “His leading lady” – un altro dei casi in cui la traduzione italiana, ancora una volta, non azzecca niente con l’originale. Comunque dove ero rimasta? Ah sì, Dawson che cerca l’attrice. Gira che ti rigira, dove va a trovarla? Proprio in una classe di disegno dove la presunta attrice è distesa nuda su un divano! Dawson fa la conoscenza di Davon, piccola, magra, mora, che pian piano inizia ad osservare Joey, seguirla e imitare la sua parlata. Tutto ciò fa irritare molto Joey, e conoscendola noi bravi telefilm-dipendenti, sappiamo che prima o poi Potter esplode! E infatti il film di Dawson rispecchia troppo la sua vita privata e vede da vicino il suo rapporto con la dolce moretta che abita al di là del fiume. Le due Joey però non si somigliano molto: Davon è magrolina, un po’ più bassa, con i capelli corti e occhi vispi. La vera Joey è come la conosciamo tutti: capelli lunghi e mori, tenuti in alto da una coda. Però, come succede sempre nel telefilm, alla fine prevale il buon senso e i buoni sentimenti, e Dawson e Joey si chiariscono. Lui può continuare il suo film, lei frequentare qualcun altro.
Andiamo avanti di qualche anno, ma non troppo, spostandoci a New York da Will & Grace. L’arredatrice Grace Adler è contenta di avere a che fare con una giovane tirocinante, Gillian, a cui mostrare il suo lavoro. Qui troviamo un esempio rampante di identificazione col personaggio. Infatti, Gillian si immedesima fin troppo in Grace, tant’è che inizia a vestirsi come lei, a portare gli stessi capelli ricci – a differenza di Grace che è rossa, lei è bionda – e divertente sarà la reazione della mitica Karen Walker, assistente dell’arredatrice, quando vedendo entrambe in simbiosi dirà “Oh mio Dio, che succede, ci vedo doppio?!” Ironia della sorte, Gillian inizierà ad interessarsi ai comportamenti e lo stile di Karen, solo perché lei la porta nei locali più “in” e le regala vestiti costosi. Grace resterà sconvolta quando Gillian finirà per diventare la copia spiccicata, ma più giovane, di Karen. La donna avrà un primo segnale quando Karen e Gillian diranno insieme “Puoi rispondere tu cara?” di fronte allo squillo del telefono. Ciò inorridisce Grace, alla quale una Karen basta e avanza! Il titolo perfetto sarebbe stato “Una Karen di troppo”. Grace se la prende con Karen perché le ha rubato la sua tirocinante. Karen prende Gillian in disparte e inizia a farle la morale, “Cara, tu non sei me e non lo sarai mai!” ma al contrario può essere Grace, cominciando a fare complimenti all’amica, che di nascosto, la stava sentendo. E come è solito in Will & Grace, Karen non risparmia commenti sull’abbigliamento di Grace, che considera come la persona peggio vestita che conosca!
Un ultimo esempio rampante è in un recente episodio di Castle. Per lo scrittore è tempo di vedere sul grande schermo la trasposizione del suo romanzo “Heat Wave”, così conosce l’attrice che interpreterà la protagonista, Nikki Heat, che deve la sua nascita alla sua musa, Kate Beckett. Nell’omonimo episodio “Nikki Heat”, fa capolino alla centrale di polizia di Beckett, una bella attrice bionda, formosa e famosa di nome Nathalie Rhodes, che spezza cuori – Ryan è la prima vittima – e conquista anche lo stesso Richard Castle. Tuttavia, c’è un problema: la Nikki Heat che lo scrittore vorrebbe non è esattamente come se l’aspettava, quindi Nathalie dovrà seguire Kate Beckett durante le indagini per imparare nei minimi dettagli tutti i suoi atteggiamenti. Una mattina Nathalie si presenta in centrale vestita esattamente come Beckett, cambiando addirittura colore di capelli per assomigliare in tutto alla detective! Col passar dei giorni, Nathalie resta impressionata dalla caparbietà e intelligenza di Beckett, e anche Castle resta affascinato dall’attrice e dalle sue capacità. La gelosia di Beckett arriva al culmine quando l’attrice si prende il caffè che Castle aveva portato per lei, commentando poi “Ha preso il mio caffè! E cos’altro prenderà poi, la mia anima?!”, e quando la detective assisterà ad un bacio appassionato tra Nathalie e lo scrittore. Infine, Nathalie commenterà che quel bacio l’ha fatto per calarsi di più nella parte, dato che nel libro c’è anche un personaggio ispirato a Castle. L’attrazione che c’è tra Castle e Beckett viene compresa anche da Nathalie!
Sono questi episodi che rendono un telefilm particolare: vedere personaggi che imitano altri personaggi. Joey, Grace e Beckett sono alcuni dei tanti esempi di questo genere. Non ricordiamoci che sono tre donne con tre caratteri diversi che nella loro forza apparente nascondono una fragilità interiore.

domenica 3 luglio 2011

LE VOCI NARRANTI FUORI CAMPO NEI TELEFILM


In una delle tante storie scritte da Edgar Allan Poe il protagonosta raccontava in prima persona, descrivendo le sue paure, le sue emozioni, al lettore, il quale si poteva identificare con lui e provare le stesse emozioni. Ma i brividi che può dare un libro sono diversi da quelli che regala la televisione. Così dal lettore si è passati al telespettatore, e le emozioni, grazie alle immagini visive, sono incrementate.
Oggi, vediamo come alcuni telefilm abbiamo diciamo “copiato” lo stile del genio delle storie del terrore, grazie alla narrazione di ogni singolo episodio fatta da una voce fuori campo, - che solitamente appartiene al protagonista della serie televisiva – la quale descrive le scene, le proprie sensazioni. Narrazioni che sono riflessioni all’inizio e alla fine di una giornata, oppure solo pensieri su altri personaggi o sulla vita in genere. Narrazioni a fine episodio che ci danno un finale contornato di morale. Una lezione che abbiamo imparato – o dobbiamo ancora imparare.
Ecco qui che vi presento quattro telefilm e due generi, che come stile narrativo si somigliano abbastanza.
Cos’hanno in comune Sex and the City, Scrubs, Grey’s Anatomy e Gossip Girl?
Apparentemente i quattro telefilm hanno una voce narrante che all’inizio e alla fine dell’episodio aggiunge delle riflessioni. Di solito, al protagonista l’ardua sentenza di tirar fuori delle riflessioni.
In Sex and the City c’è Carrie, in Scrubs c’è J.D., in Grey’s Anatomy c’è Meredith Grey, infine in Gossip Girl è l’omonima blogger a narrare. Scrubs e Grey’s Anatomy hanno delle eccezioni, poiché in alcuni episodi non sono i protagonisti a dar voce alle loro sensazioni, ma altri personaggi più o meno importanti nella serie.
Lo stile narrativo dello show newyorkese Sex and the City all’inizio era caratterizzato da momenti in cui Carrie parlava direttamente ai telespettatori, commentando le varie situazioni che stavano succedendo in quel preciso istante grazie ad un fermo immagini. Poi, dalla seconda stagione si cambia, e questo originale stile viene abbandonato, per dar voce a sensazioni, descrizioni di eventi, sempre narrati dal punto di vista di Carrie, o fatti tramite la redazione dei suoi articoli di giornale.
Come SATC, anche con Gossip Girl restiamo a New York per curiosare tra l’élite di Manhattan. La voce narrante, come già detto prima, è l’omonima blogger di cui nessuno conosce la vera identità. La narrazione di GG è caratterizzata da una piccola introduzione all’episodio in cui la blogger ci racconta le ultime novità e gli avvistamenti dei giovani newyorkesi protagononisti della vicenda – di cui conosciamo i nomi, Serena, Blair, Nate, Chuck, Dan soprannominato “ragazzo solitario” da Gossip Girl, Jenny “piccola J”, Vanessa – e dei loro rispettivi genitori – anche loro spesso al centro delle storie. La voce fuori campo della blogger si sente anche durante l’episodio, in particolare quando i ragazzi ricevono gli sms con aggiornamenti sui pettegolezzi, e tramite Gossip Girl anche noi veniamo a conoscenza di questi rumors. Ogni episodio, infine, si conclude con Gossip Girl che fa una specie di resoconto della giornata appena trascorsa, anticipando qualche altro pettegolezzo e salutando con l’ormai famoso “xoxo Gossip Girl”.
Scrubs e Grey’s Anatomy oltre ad avere in comune il genere televisivo – entrambi sono medical drama – hanno il fatto di avere una narrazione ad ogni episodio piuttosto simile. Infatti il più giovane tra i due, Grey’s Anatomy – nato nel 2005, quando Scrubs sapeva già parlare e camminare da quattro anni –  fu spesso criticato all’inizio della sua nascita proprio perché la protagonista, Meredith Grey, era la voce fuori campo ad ogni inizio e ogni fine episodio, lasciando lo spettatore con qualche riflessione da appuntare. Scherzosamente, la serie è anche citata nel corso di Scrubs, più precisamente in un episodio della sesta stagione, durante un dialogo tra Cox ed Elliot. Il dottor Cox cita Grey's Anatomy affermando che “una melensa voce fuori campo fa sempre il riassunto all'inizio di ogni puntata e lega insieme tutte le trame che è ciò che mi piace di meno in televisione"; Elliot gli risponde dicendo: "mi piacciono le voci fuori campo di Grey's Anatomy, tranne quando sono troppo vaghe o generiche", e proprio in quel momento passa J.D. che riassume nella sua testa l'episodio.
Altra caretteristica che entrambe le serie hanno in comune è che in alcuni episodi non è solo il protagonista a parlare, ma anche altri membri del cast. Così se in Scrubs ci capita di vedere e sentire i pensieri di Turk, Elliot, Cox o Todd, in Grey’s Anatomy si alternano i pensieri di Cristina e Derek. Nella sesta season premiere le riflessioni finali sono lasciate ai protagonisti stessi, i quali, a turno, acconsentono di dire una frase ciascuno.
Le voci fuori campo mi hanno sempre appassionato. Sarà perché sembra di trovarsi dentro una storia vera e propria. Sarà per il fatto che ci si sente più vicini ai personaggi stessi, perché ci sembra di sentirli, di capirli, di “leggerli nel pensiero” letteralmente. Tornando all’introduzione dell’articolo, vi lascio con una frase di Edgar Allan Poe, a proposito dei racconti i prima persona e degli autori, “Come regola generale, nessun scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un’occhiata alla fisionomia dell’autore, di rado riescono a mantenersi seri.”

venerdì 1 luglio 2011

“QUESTO TELEFILM E’ UNA TELENOVELA!”


Quante volte guardando un telefilm vi siete posti questa domanda. Questo articolo nasce proprio da questa simpatica espressione che ultimamente io e qualche amica abbiamo fatto guardando dei telefilm. La telenovela a cui faccio riferimento è Beautiful – come potrebbe essere altrimenti? Voglio descrivervi alcuni paragoni che ho riscontrato con questi due generi televisivi in alcune serie televisive. Prima però voglio precisare che questo articolo non è assolutamente una presa in giro per il genere dei teen drama! Cominciando con Gossip Girl.
Ora, la trama la conosciamo tutti. La vita di un gruppo di giovani dell’Upper East Side di Manhattan è narrata attraverso gli scandali da una blogger misteriosa – nessuno sa chi sia – che si fa chiamare, appunto, Gossip Girl. Come la maggior parte dei teen drama, anche GG si concentra su alcuni triangoli amorosi, su tira e molla tra protagonisti, che fanno pensare che si stia guardando una soap opera. Le prime due stagioni non erano niente male, il tira e molla tra Chuck e Blair, che si amano ma non vogliono ammetterlo fino alla fine, ci aveva entusiasmato. Ma dalla terza si assiste a un romanzo che non finisce più. Nel mirino di Gossip Girl c’è sempre la seducente e intelligente Serena Van Der Woodsen, che tra la terza e la quarta stagione si divide tra il ricco Nate Archibald e il semplice Dan Humphrey. La nostra bionda protagonista, Serena, ci appare come la Brooke Logan della situazione: sempre a far breccia nei cuori di diversi personaggi. Si citano tra le sue conquiste oltre a Dan e Nate, Aaron, artista e amico d’infanzia di Serena; Gabriel, di bell’aspetto ma solo interessato al denaro della giovane; il nemico giurato del gruppo Carter; per poi trovarsi a trascorrere un’intera estate a Parigi con l’amica Blair, dove fa strage di artisti, camerieri e qualunque essere umano di sesso maschile. C’è da chiedersi: dov’è la telenovela? Se non vi sono bastati i tira e molla tra Blair e Chuck durante le stagioni, – i quali prima si fanno la guerra e poi fanno l’amore – le conquiste di Serena\Brooke che alla fine però sceglie sempre Dan\Ridge, allora continuo con l’analizzare altri telefilm.
Da un teen drama ad un altro, passo a One Tree Hill. Alcuni lo hanno definito “il nuovo Dawson’s Creek” e in effetti non hanno torto. Anche questo è un teen drama che ruota intorno ad un gruppo di ragazzi, tra cui due fratelli che non hanno niente in comune, Nathan e Lucas, e tre ragazze, Peyton, Haley e Brooke. La caratteristica di questo serial di successo è che dopo le prime quattro stagioni c’è un salto di 4 anni e da lì inizia una nuova storia ambientata dopo il college. Anche OTH sembra avere lo stesso schema di Gossip Girl, poiché nascono diversi triangoli, - tema centrale resta sempre questo, che ritroviamo in ogni stagione – che coinvolgono Nathan, Lucas, d’apprima con Peyton, poi con Brooke. Haley è la ragazza di Nathan per buona parte del liceo, mentre Peyton sarà quella che si sposerà con Lucas. Le tematiche sono ancora più pesanti di quelle che vediamo in GG: gravidanze pre-matrimoniali (quella di Haley), matrimoni – appunto – prematuri, stupri, omicidi, rapine, ricatti, sparatorie nella scuola.
Concludo con un teen drama sfortunato nel suo genere, poiché ha chiuso i battenti solo dopo quattro stagioni. Sto parlando di The OC. In questo serial c’erano dei triangoli tra i figli dei ricchi ma anche dai genitori di questi, facendomi ricordare che è a metà tra i tanto rimpianti Dawson’s Creek – col triangolo Dawson-Joey-Pacey – e Beverly Hills 90210 fra i tanti triangoli, cito quelli tra Brenda-Dylan-Kelly e Brandon-Kelly-Dylan. Perché avevo accennato al triangolo? Tra i genitori c’è quello che infiammava a inizio prima stagione tra Kirsten-Sandy-Jimmy. Quest’ultimo è stato il primo amore di Kirsten, mentre Sandy è il suo attuale marito. Intanto, tra i figli ci sono i seguenti triangoli: prima Ryan-Marissa-Luke, poi tra Summer-Seth-Anna. Quest’ultimo mi è sempre piaciuto: Summer che si innamora di Seth, lo sfigato della scuola, e non vuole ammetterlo. Quando però Seth inizia a frequentare Anna, una ragazza completamente diversa da Summer, con cui ha molto in comune, ecco che l’altra inizia ad ingelosirsi. Poi c’è un personaggio in particolare che rende il serial molto movimentato: Julie Cooper. Madre di Marissa, Julie è dapprima sposata con Jimmy Cooper; in seguito divorzia da quest’ultimo quando scopre che è in crisi finanziaria. Julie riceve le attenzioni di Caleb, padre della sua migliore amica Kirsten, ma nel frattempo allaccia una relazione con l’ex ragazzo della figlia Marissa! Questo non è che la punta dell’iceberg. Mettiamoci anche che il nuovo ragazzo di Marissa, il ribelle Ryan scopra che la sua ex ragazza è incinta e che il padre potrebbe essere lui...
Ho citato questi tre teen drama, – che hanno più drama che teen – che sono i più conosciuti degli ultimi anni, solo per fare esempi di come a volte per creare intrecci nei telefilm si finisce per farli diventare a delle vere e proprio telenovele. E stancano delle volte. Poiché una volta che si è rivisitato per la terza volta lo stesso triangolo, poi si cade nella monotonia. Se Serena di Gossip Girl è una specie di Brooke Logan ventenne, Brooke di One Three Hill ha la sua omonima in Beautiful, Julie di The OC rappresenta a pieno la femme fatale della soap opera più vista al mondo negli ultimi vent’anni. In conclusione, come avevo accennato all’inizio, questo articolo non vuole prendere in giro queste serie televisive, sia chiaro, ma solo divertirsi nello scrivere le varie vicende che coinvolgono i nostri protagonisti preferiti. Gli amanti dei teen drama spero avranno apprezzato la sottile ironia nel descrivere le vicende, al fine di presentare i teen drama in maniera più leggera e di presentare la linea sottile tra telefilm e telenovela.

giovedì 30 giugno 2011

L’ALTRO PUPILLO DI JOSS WHEDON: STORIA DI NATHAN FILLION


I fan di Buffy saranno rimasti colpiti quando, negli ultimi cinque episodi della settima e ultima stagione, hanno visto l’introduzione del super cattivo Caleb, il Predicatore al servizio del Primo Male. Cattivone ma con una sottile nota d’ironia. Come è caratteristico di tutti i super cattivi del Buffyuniverse. Joss Whedon, ideatore della serie, deve aver visto in Nathan Fillion, l’attore ideale per quel ruolo: carismatico, ironico ma professionale. Allora poco conosciuto, non tutti sanno che lo stesso Fillion si presentò nel 1996 al provino per il ruolo di Angel – poi assegnato a David Boreanaz. Ma il ragazzone canadese, – data la sua statura di un metro e 87! – nato il 27 marzo 1971 ad Edmonton, sarebbe destinato a diventare uno dei volti che molti suoi fan non avrebbero dimenticato. Infatti, chiunque passi sotto la scia di Joss Whedon, diventa un suo protetto, un suo pupillo, e ha la strada spiazzata ovunque – ricordiamo Sarah Michelle Gellar (ora lanciatissima al cinema), Eliza Dushku (Tru Calling, Dollhouse), David Boreanaz (Angel, Bones), Alyson Hannigan (How I Met Your Mother), tanto per citare i più famosi.
Nel 2002, Joss Whedon crea una serie fantascientifica dal titolo Firefly, dove Nathan è il protagonista, interpretando il Capitano Mal. La storia narra di una lotta per la sopravvivenza, una migrazione dovuta al sovrappopolazione della Terra, ambientata in un futuro incerto. In seguito ad una specie di “guerra dei mondi”, il capitano Mal guida un’astronave, chiamata Serenity, verso il commercio interspaziale, con l’obbiettivo di integrarsi il meno possibile con la nuova società e il suo governo che si erano formati. Per racimolare i soldi per i rifornimenti, l'equipaggio della Serenity deve accettare per lo più lavori illegali, come furti e contrabbando, ma talvolta sono accolti a bordo dei passeggeri, ovviamente a pagamento. Lo show durerà una sola stagione, ma diventerà una serie cult, e contribuirà a fare di lui un idolo per gli amanti delle serie di fantascienza. È questo il ruolo che dà maggior successo a Nathan e che lo fa conoscere maggiormente al grande pubblico. Lui stesso, ancora oggi, parla di Firefly come del “miglior lavoro che abbia mai avuto”. Il suo personaggio, Malcolm “Mal” Reynolds, prima della guerra era un uomo eroico, che credeva in alcuni ideali. Tuttavia, la guerra ha spazzato via tutto ciò in cui credeva, e lo ha reso insicuro. Quando inizia a pilotare la Serenity, capisce che è l’astronave che fa per lui, ed è pronto a cominciare una nuova vita, lontano dal nuovo mondo che si è creato. Da questa serie tv, visto il grande successo riscosso dai fan, Firefly avrà un film tutto suo, uscito nel 2005, intitolato Serenity, che rappresenta il capitolo conclusivo della serie tv.
L’interpretazione di Nathan in questa serie tv convinse così tanto Whedon che lo scritturò per gli ultimi episodi della settima stagione di Buffy. Seppure sia stato un breve ruolo, è comunque rimasto nei cuori dei fan come uno dei cattivoni più famosi della fortunata serie televisiva. Il nome di Caleb deriva dall’ebraico e significa “fedele”, infatti il Predicatore è un fedele seguace del Primo. In questo ruolo, Fillion stupisce parlando con un particolare accento del sud. Il ruolo di Caleb è stato per Fillion il primo ruolo da cattivo. Egli è arrogante e misogino: in precedenza aveva ucciso due ragazze con l’inganno dei suoi sermoni; dopodiché si è unito al Primo Male per combattere Buffy e la sua armata di cacciatrici. Essendo il “braccio” del Primo, è in grado di fondersi con esso; questo gli dà la possibilità iniziale di uccidere alcune cacciatrici, ferirne altre, e sconfiggere Buffy.
Con la chiusura della serie, nel 2003, e dopo il film Serenity del 2005, inizia per Nathan Fillion il momento di riprendersi una rivincita e avere il successo meritato, lanciandosi nelle serie televisive. Nel 2006 recita in un episodio di Lost, impersonando uno dei tanti fidanzati che ha avuto la bella truffatrice Kate; nel 2007 viene accettato per interpretare un ruolo da protagonista nel – purtroppo sfortunato – Drive, telefilm che racconta dello corse clandestine, che ha chiuso i battenti solo dopo 6 episodi.
Nathan non si arrende e ci riprova con Desperate Housewives, dove partecipa per 11 episodi interpretando Adam, marito di Katherine. Finalmente dal marzo 2009, ottiene un ruolo da vero protagonista in una serie di successo. È infatti lo scrittore Richard Castle in Castle, serie tv poliziesca dai toni ironici. Dopo una partenza un po’ in sordina, con una mini stagione composta di dieci episodi, Castle convince subito il pubblico, grazie non solo ai due protagonisti – Nathan Fillion affiancato da Stana Katic nel ruolo di Kate Beckett – ma proprio grazie all’alchimia tra i due! Castle è un tipo simpatico, estroverso, due volte divorziato, con figlia secchiona e mamma ex attrice a carico. Il suo coinvolgimento nelle indagini inizia quando un serial killer uccide una donna ispirandosi ad uno dei suoi romanzi. Così Castle inizia a prendere parte alle indagini della polizia, capitanata da Kate Beckett, con la scusa di prendere spunto per i suoi romanzi. Durante la seconda stagione, infatti, uscirà l’altra sua serie di romanzi ispirati a Beckett, che ha per protagonista la super detective sexy Nikki Heat – forse troppo sexy secondo Beckett! Con questa serie tv, Nathan sembra aver trovato il successo che tanto aspettava, e dopo aver conquistato l’America, non ci metterà tanto per conquistare anche l’Italia. Tuttavia, è probabile che per molti suoi fan, lui resti sempre il Capitano Mal dell’astronave Serenity.