mercoledì 29 giugno 2011

“HOW I MET YOUR MOTHER”: EREDE DI “FRIENDS” CON SUCCESSO ASSICURATO


Raramente c’è una sit-com che prende lo spettatore fin dalle prime scene, soprattutto se questa sit-com in questione è stata paragonata fin dalle prime puntate ad un telefilm tanto compianto. Il paragone è bello grosso, ma è di tutto rispetto alla serie capostipite tanto compianta che mette al centro delle sue storie un gruppo di amici, un punto di ritrovo, e tanto, tanto divertimento quotidiano. Sto parlando di How I Met Your Mother, in italiano tradotto con un bruttissimo – e assurdo da sentire – E alla fine arriva mamma. La storia ruota tutta intorno a cinque amici, tutti sulla trentina, abitanti di New York, ognuno con un lavoro pressocchè decente, che puntualmente si riuniscono ogni sera nel loro pub preferito per raccontarsi la loro giornata, anneddoti o ricordi di vita passata – vi ricorda niente questa premessa? Se non l’avete ancora capito, probabilmente non conoscete Friends, telefilm che ruota intorno ai sei amici newyorkesi, tutti trentenni. Fin dal pilot di How I Met Your Mother, si può ben capire la somiglianza tra i due telefilm. Prima di tutto, il setting: il pub di ritrovo nella Grande Mela, il McLaren’s (in Friends era il Central Perk il luogo di ritrovo). Poi gli amici. Anche se, How I Met Your Mother differisce da Friends per la particolarità di narrare le storie attraverso flashback, i repentini cambi di scena, commenti fuori campo, e le divertentissime sequenze di fermo-immagine.
Come si può capire dal titolo (inglese) è la storia di un padre che racconta ai suoi figli come ha conosciuto la loro madre. Siamo nel 2030. Il protagonista della storia, Ted Mosby – di cui sentiamo solo la voce narrante – fa sedere i suoi due figli sul divano e inizia a raccontar loro come ha conosciuto la loro madre, senza però svelarne mai l’identità. L’identità della presunta madre è infatti destinata a rimanere un mistero durante la serie, alimentando la curiosità e le speculazioni da parte del pubblico. Destino perciò, che si scopra alla fine della serie chi è la moglie di Ted Mosby. Da qui il salto temporale che ci porta nel 2005. È infatti qui che iniziamo a conoscere il Ted ventisettenne, giovane architetto, che decide di dare una svolta alla sua vita quando il suo migliore amico dai tempi del college, Marshall Eriksen, propone alla sua fidanzata storica dai tempi del college, Lily Aldrin, di sposarlo. Ted capisce che è arrivato anche per lui il momento di sistemarsi, così inizia una disperata – e a volte folle – ricerca dell’anima gemella e della perfetta madre per i suoi figli. Nel primo episodio, Ted sembra trovare queste caratteristiche in Robin Scherbatsky, una giovane giornalista che fa servizi per una tv locale, che conosce al McLaren’s pub. Il guaio è che Ted si fa prendere subito dai sentimenti, così dopo la prima “uscita”, Ted dice a Robin di essere innamorato di lei! La ragazza, invece, è l’opposto di Ted, e si spaventa a morte dopo una simile dichiarazione. Tuttavia, c’è colpo di scena alla fine dell’episodio, poiché il Ted narrante del futuro ci dice che non è lei la madre dei suoi figli, ma bensì verrà identificata come “la zia Robin”.
Ma il personaggio più esilarante, che sicuramente verrà ricordato in futuro dai fan di tutto il mondo, è certamente Barney Stinson. Barney è l’antitesi di Ted; sempre in giacca e cravatta – è lui a dire sempre a Ted “ricordati di mettere la giacca!” – donnaiolo, sempre alla ricerca di conquiste, conosce alla perfezione l’arte del rimorchio, che lui pratica in maniera spasmodica e oppurtunista. La sua battuta famosa è “Legend...wait for it...ary!”, che lui spezza per dare suspence alla parola! Barney è quindi una sorta di “diavoletto” sulla spalla di Ted, che spera di trasformare in un “piccolo Barney”! Ted però è un romantico, e saprà resistere a non farsi coinvolgere troppo da Barney.
La relazione tra Ted e Robin è quella tipica di amore/amicizia, e vedendo la serie, nel corso degli episodi, si capisce il tira e molla tra i due. Marshall e Lily, invece, sono la coppia stabile del telefilm, stando insieme dal primo anno del college, non si sono mai lasciati. Barney, invece, ha l’obbiettivo di andare a letto con più donne possibili per battere il suo record personale!
Il cast è il punto di forza della serie, poiché gli attori si calano bene nei loro personaggi, dando intonazione e cambi di voce divertentissimi – cose che però nel doppiaggio italiano sono andate perdute. Ted è interpretato da Josh Radnor, che ha partecipato ad alcune serie tv; Cobie Smulders interpreta Robin, ed è canadese come il suo personaggio; Marshall è interpretato da Jason Segel, che recentemente ha scritto e interpretato il film Forgetting Sarah Marshall (in Italia Non mi scaricare). Più conosciuti sono gli altri due protagonisti: Alyson Hannigan, la Willow in Buffy, è interprete di Lily, mentre Barney è interpretato da Neil Patrick Harris, divenuto famoso sul finire degli anni ’80 con la serie Doogie Howser, M.D., in cui interpretava un adolescente geniale che a 16 anni era già un affermato medico.
Debuttata sul canale della CBS il 19 settembre 2005, da allora la serie ha riscosso successo negli States tra pubblico e critica, aggiudicandosi finora 5 Emmy Awards. Meno fortuna ha avuto la serie qui in Italia, causa il titolo originale mal tradotto, il doppiaggio, – inespressivo e poco credibile –  e gli sbalzi di orari, che hanno reso How I Met Your Mother una serie minore. Ed è un vero peccato, dato il successo riscosso negli Stati Uniti e il paragone con Friends. Consiglio la visione di questa sit-com in lingua originale, perché non solo rende di più, ma le dà quel tocco di comicità e di originalità che vi farà quasi dimenticare Friends – e attenzione, ho detto “quasi”.

lunedì 27 giugno 2011

I PRO E I CONTRO DELLE RISATE REGISTRATE NELLE SIT-COM


Vedendo una sit-com di qualunque genere, per esempio Friends o il recente The Big Bang Theory, vi siete chiesti chi è che ride in sottofondo durante le scene? Da dove provengono queste “risate registrate”? E a cosa servono? Le risposte cercheremo di darvele in questo articolo.

Le risate registrate, in inglese laugh track, sono delle registrazioni di risate effettuate in studio, che vengono inserite nelle sit-com (situation comedy) e nei programmi televisivi (come Striscia la Notizia nostrano) e radiofonici. Fungono da accompagnamento a gag, battute e situazioni tanto imbarazzanti quanto comiche, e accompagnano, quindi, la battuta dell’attore televisivo. L’origine delle risate registrate risale agli anni cinquanta negli Stati Uniti. Prima della televisione, era il pubblico in sala che, assistendo agli show dal vivo, rideva vedendo divertenti gag on stage oppure rideva semplicemente ascoltando i programmi radiofonici. Con l’introduzione di questo nuovo mezzo di comunicazione, il panorama tecnologico si ampia e porta una nuova innovazione nelle sit-com: le risate registrate. Nate con lo scopo di ricreare la presenza di un pubblico vero, le laugh track furono una rivoluzione. In telefilm come Mia moglie è una strega, le risate registrate dovevano servire come risposta a una scena televisiva quando il vero pubblico in sala non rideva di fronte certe situazioni bizzarre. Con l’avvento degli anni sessanta, si ha l’esplosione della televisione e del cinema. Ci si rende conto che utilizzare ogni volta un pubblico diverso, che vede e ride guardando un show dal vivo, sta diventando costoso. Vennero realizzati due versioni di uno stesso episodio: uno senza risate registrate, l’altro con esse. Il risultato? Le risate registrate furono un successo. La scelta di applicarle nei successivi show televisivi fu geniale.

Si capì che senza le canned laughter – altro termine per chiamare le risate registrate; questo indica le “risate confezionate” – uno show era destinato a fallire. Senza situazioni comiche, gli spettatori americani non erano particolarmente interessati a guardare un telefilm, poiché non riuscivano a capire se si trattasse di una commedia.

Siamo negli anni settanta, e iniziano ad essere rappresentati in televisione temi importanti come il razzismo e la guerra. Le sit-com hanno la loro parte. Un celebre telefilm degli anni ’70, M*A*S*H*, non contiene risate registrate. Il creatore della serie, Larry Gelbart, voleva inserirle nei titoli iniziali, ma la CBS rigettò l’idea – M*A*S*H* era un telefilm di guerra, incentrato sulle vicende della guerra di Corea. Tuttavia fu raggiunto un compromesso, e ai produttori della serie fu concesso di omettere le risate confezionate durante le scene di apertura, se volevano. Come risultato, alcune scene iniziali contenevano risate registrate, mentre nel resto dell’episodio erano assenti. La sit-com Happy Days (1974-1984) utilizzò per le prime due stagioni solo risate registrate, e a partire dalla terza stagione, un pubblico vero, come fosse una rappresentazione teatrale, rendendo così le risate reali. Sfortunatamente, in Italia la serie è stata doppiata senza risate in sottofondo.

Gli anni ’80 seguono il filone degli anni ’70 per quanto riguarda l’uso delle risate registrate. Negli anni ’90 escono le sit-com di maggior successo come Frasier, spin-off di Cheers, e Friends. In queste sit-com tornano ad essere presenti le risate registrate per tutta la durata dell’episodio. C’è una novità: alcuni cartoni animati, come I Simpson, usano in alcune rare occasioni le risate registrate. Talvolta quando vengono utilizzate è per scherzo, o per una sorta di parodia a una sit-com.

Dal 2000 in poi si assiste ad una nuova rivoluzione: le risate registrate iniziano a diventare una rarità per una sit-com della durata di 20 minuti. E per questa novità, alcune serie che lo utilizzano per prima, sono quelle che hanno vinto più Emmy Awards – gli Oscar della televisione. Basti pensare a Sex and the City o Scrubs. Dimenticate il pubblico in studio. Dimenticate le laugh track. Date il benvenuto alla telecamera singola e alla voce narrante, che parla e fa le sue  riflessioni iniziali e finali in ogni episodio. Per esempio, in Sex and the City è la protagonista Carrie a parlare; in Scrubs il medico protagonista J.D.; in Malcom in the Middle è Malcom stesso. Le sit-come che hanno mantenuto l’originale filone con le risate registrate sono telefilm come Will & Grace, Tutto in famiglia, La vita secondo Jim, e il più recente The Big Bang Theory e …E alla fine arriva mamma!.

Se da una parte c’è assenza di laugh track, dall’altra parte c’è un eccesso. Nelle sit-com per adolescenti in onda su Disney Channel, c’è un uso smisurato di risate registrate, e gli episodi vengono girati di fronte ad un pubblico vero. Tra queste citiamo Raven, Zach e Cody al Grand Hotel e Hanna Montana. Di recente, però, anche queste sit-com si stanno distaccando dai modelli originali, scegliendo l’assenza di risate registrate, come nei Jonas. Ovviamente, con la sempre più frequente scomparsa delle canned laughter, si cerca un modo più semplice per capire le sit-com senza “ridere”, e un genere che cerca sempre di farsi più strada: la black comedy.

Infine, c’è da dire che le canned laughter non aiutano sempre se una sit-com non è divertente. Soprattutto quando delle sit-come come Friends, Will & Grace vengono doppiate dall’inglese all’italiano. Esse tendono a perdere tutto il classico humour originale della serie. A volte siamo condizionati dalle laugh track: esse sembrano indurre gli spettatori a pensare che una determinata scena o battuta sia divertente, perché sentendo ridere il pubblico, ridono anche loro. Ci sono però alcune sit-com divertenti anche senza laugh track – come quelle già citate. Pro o contro le risate registrate? Sono un insulto agli spettatori? Dopo tutto ci informano dove dobbiamo ridere. Per non cadere nel dubbio, ricordiamoci di guardare le sit-com nel loro format originale poiché rendono di più!

giovedì 23 giugno 2011

DA JUNO A AMY JUERGENS: LE BABY MAMME AMERICANE


Ricordate Juno? L’adolescente estroversa ma complicata, interpretata dalla giovane Ellen Paige, che nel film del 2007 fece sorridere l’America col suo pancione. Adolescente che a 16 anni si ritrova ad essere incinta dopo l’esperienza sessuale col suo compagno di scuola, da sempre grande ammiratore della ragazza, Juno affronta la gravidanza in modo disinvolto, decidendo di dare in adozione il bambino. Simili tematiche le ritroviamo in La vita segreta di una teenager americana – chiamata semplimente Secret Life negli USA – ma con tono meno comico e decisamente più realistico. La creatrice dello show è Brenda Hampton, già ideatrice dello show di successo, Settimo Cielo. Non ci meraviglieremo se, seguendo le vicende di Amy Juergens, dei suoi parenti e amici, troveremo delle sottili somiglianze, battute e toni tra i vari personaggi, molto simili allo stile di Settimo Cielo. Lo show ha debuttato negli USA il 1° luglio 2008 sul canale della ABC Family, accogliendo un buon responso da parte del pubblico, soprattutto perché a fine episodio, la serie incinta i giovani ad essere più cauti nei rapporti con l’altro sesso, e aiuta i genitori a capire meglio il mondo degli adolescenti e ad affrontare tematiche importanti e delicate come le gravidanze indesiderate – e numerose. Attualmente va in onda la terza stagione. Passiamo alla trama.
La serie è ambientata in California. Amy Juergens (Shailene Wooddley, già vista in The OC dove interpretava la sorella minore di Marissa Cooper durante la prima stagione) ha 15 anni, è intelligente, talentuosa, ma timida. Tuttavia questo non le impedisce di non essere notata dai ragazzi, poiché è una ragazza abbastanza carina e dolce. Amy suona il corno francese nella banda musicale della scuola. Durante un raduno, Amy passa la notte con Ricky Underwood (Daren Kagasoff), lo spavaldo della scuola. Ben presto, Amy scopre di essere incinta, e i suoi tentativi per nasconderlo risulteranno vani, poiché la verità verrà presto a galla. Le reazioni dei genitori, parenti e amici alla gravidanza di Amy saranno vari; dopo un rifiuto iniziale, Ricky decide di aiutare Amy con la gravidanza. Un altro ragazza, con cui Amy si fidanza, Ben Boykewich (Kenny Baumann), si prende la responsabilità di crescere il bambino con lei, arrivando a chiederle – addirittura! – di sposarla – un fatto del genere ha causato non poche polemiche.
A mano a mano che la serie cresce, il pancione di Amy viene messo in secondo piano, per dar spazio ad ogni adolescente della scuola, che nasconde un inaspettato segreto o problema. A cominciare dalla famiglia di Amy: i genitori hanno dei problemi matrimoniali, causati in parte dall’insicurezza della madre Anne (interpretata dalla regina del teen cinema adolescenziale anni ’80, Molly Ringwald) e dal cinismo del padre George (Mark Derwin). A rendere i toni leggermente più sarcastici, ci pensa la sorella minore di Amy, Ashley (India Eisley), 13 anni e un carattere opposto a quello di Amy. È la prima a sapere della gravidanza della sorella. Poi ci sono gli altri ragazzi della scuola S. Grant, compagni di Amy, tra i quali Adrian Lee (Francia Raisa), la “ragazza facile”, che ha una storia con Ricky; Grace Bowman (Megan Park), cheerleader cristiana che viene tradita dal ragazzo Jack Pappas (Greg Finley) con Adrian, in un momento di debolezza.
Queste sono solo alcune premesse per presentare la serie; più avanti le relazioni interpersonali si complicano. Se nella prima stagione il tema principale è “Amy e la gravidanza”, e alcuni segreti vengono alla luce, la seconda stagione si concentra su “Amy e la maternità”. Amy dà alla luce John – questo il nome del bambino – alla fine della prima stagione. Già all’inizio della seconda stagione emergono i primi problemi di Amy col bambino e la sua relazione con Ben; Amy dice di essere cambiata e maturata dopo la nascita di John, ma in realtà rimane sempre un’adolescente con tutti i problemi tipici dell’età. Per questo ad aiutarla c’è la madre Anne, che nel frattempo ha divorziato dal marito. Il rapporto madre-figlia diventa più stretto. Nel frattempo, però, il rapporto tra Amy e Ben ha una crisi poiché non hanno ancora fatto sesso, ed Amy, che ora ha paura di farlo, non vuole. Mentre con Ben sembra esserci un allontanamento, con Ricky c’è un riavvicinamento. Infatti, Ben inizierà ad essere geloso di Ricky. I rapporti tra i personaggi subiscono di nuovo uno stravolgimento, e a complicare le cose ci si mettono anche i genitori dei ragazzi, tra rapporti matrimoniali e tradimenti. In uno show in cui la tensione è alle stelle e gli attori sono così presi dai proprio personaggi, è impossibile non rimanere coinvolti dalle loro storie.
Per i temi affrontati, in primo luogo la serie avrebbe dovuto chiamarsi The Sexual Life Of the American Teenager, titolo cambiato immediatamente poiché la Walt Disney (proprietaria della ABC Family) non avrebbe approvato di sicuro. Altro fattore, i fan, cercando su google, avrebbero trovato numerosi siti porno. In secondo luogo, la serie è stata classificata come PG-13 (Parental Guide 13, ovvero programma consigliato ai maggiori di 13 anni con genitori accompagnati; per intenderci, il bollino giallo che vediamo nelle tv nostrane).
Dopo Make It or Break It e Pretty Little Liars, la ABC Family è orgogliosa di portare avanti un altro serial di successo, che affronta tematiche così delicate come la gravidanza e la maternità tra adolescenti. Argomenti non facili da trattare, soprattutto in una società come la nostra. Ci aveva già provato il cinema con Juno, e il successo riscosso tra il pubblico americano fu notevole. E anche stavolta, con la teenager americana Amy, siamo pronti a scommettere che il risultato sarà lo stesso. Altro che serial scontati! Con lo sviluppo della società e l’apertura di nuove mentalità, le baby mamme sono molto in voga negli Stati Uniti – un esempio più recente è la sorellina di Britney Spears, Lynn, che a sedici anni è rimasta incinta. Speriamo resti un fenomeno in voga... per il piccolo schermo.

lunedì 20 giugno 2011

PICCOLE BUGIARDE DA RECORD


Nell’articolo precedente vi avevo parlato di Make It or Break It, piccolo gioiello della rete televisiva ABC Family. Ancora una volta, questa rete non smette di stupirci confezionando ottimi teen drama che fanno record di ascolti. È il caso di parlare di Pretty Little Liars, serie televisiva statunitense andata in onda per la prima volta l’8 giugno 2010 e composta, inizialmente, da 10 episodi, poi, dato l’enormità del successo e il record di ascolti già dalla terza puntata messa in onda, il network ha deciso di allungare la stagione a 22 episodi! La serie prende spunto da una saga di romanzi omonimi scritti da Sara Shepard, inediti qui in Italia.
Dopo aver visto l’episodio pilota, Pretty Little Liars potrebbe sembrare una serie “copiona”, perché molti sono i riferimenti ad alcune delle serie più di successo dell’ultimo anno. Basti leggere la descrizione della serie televisiva: Pretty Little Liars segue le vicende di un gruppo di quattro ragazze sedicenni, Aria Montgomery (Lucy Hale), Spencer Hastings (Troian Bellisario), Hanna Marin (Ashley Benson) e Emily Fields (Shay Mitchell), che si ritrovano dopo un anno, all’anniversario della scomparsa del loro leader queen bee – ape regina – Alison DiLaurentis (interpretata dalla giovanissima Sasha Pieterse), bellissima e bionda, ma manipolatrice e vendicativa. Le quattro ragazze sono state separate un anno, e nel frattempo sono cresciute divise. Quando viene ritrovato il corpo di Alison, le quattro si ritrovano al suo funerale. Tuttavia, quando iniziano a ricevere SMS da un’anonima “A”, che dice di conoscere tutti i loro segreti più oscuri e profondi –  segreti che la sola Alison conosceva – le quattro ragazze dovranno fare squadra di nuovo per risolvere il mistero. Ma saranno in grado di essere di nuovo amiche come una volta, o continueranno a nascondere altri segreti?
Già dalla trama appare chiaro il riferimento a Desperate Housewives – scompare un’amica e vengono a galla scheletri nell’armadio – e Gossip Girl – messaggi da una misteriosa “A” che conosce tutti i segreti delle protagoniste. Altri riferimenti a show di successo si possono vedere nelle storyline di due delle protagoniste: un amore impossibile ma irresistibile tra Aria e il signor Fritz, suo giovane professore di letteratura inglese, che ricorda molto la vicenda nella prima stagione di Grey’s Anatomy, in cui i fan del Ferryboats, sospiravano nel vedere le vicende tra la specializzanda Meredith Grey e il suo capo Derek Shepard; poi abbiamo Hanna alle prese con il suo fidanzato Sean, figlio di un pastore, che vuole mantenere la sua verginità fino al matrimonio – il riferimento a La vita segreta di una teenager americana – altro prodotto della ABC Family, come abbiamo più volte detto in precedenza nell’articolo su Make It or Break It    è evidente, solo che la vicenda è capovolta; qui è una LEI figlia di un pastore, in Pretty Little Liars è un LUI. Per quanto riguarda le altre due protagoniste, le storyline sono pressocchè distinte, ma si nota anche qui qualche riferimento a personaggi di serie televisive concluse e di successo: Spencer ha un difficile rapporto col padre, che la paragona sempre alla sorella maggiore perfetta, e tenta in tutti i modi di non apparire come la pecora nera della famiglia – notate la sottile somiglianza tra Spencer e Pacey di Dawson’s Creek? – ; Emily, invece, lotta con la sua sessualità, è fidanzata ma prova una certa attrazione – ricambiata – per la sua vicina di casa, Maya – qualcuno con occhio più attento potrebbe trovare una certa similitudine tra Emily e il personaggio di Willow nella quarta stagione di Buffy l’ammazzavampiri: Willow si trova a dover decidere tra lo “storico” fidanzato Oz, e Tara, “l’amica” strega di cui è innamorata, ricambiata.
Con tutti questi elementi così particolareggiati, il successo è assicurato, e sentiremo ancora parlare a lungo di queste giovani attrici protagoniste, tutte ventenni. A proposito di attrici, ritroviamo sul piccolo schermo Holly Marie Combs, la Piper di Streghe, la quale, dopo un periodo di silenzio – un po’ per via dello scarso lavoro, un po’ per la famiglia – torna in televisione. In Pretty Little Liars interpreta Ella Montgomery, mamma moderna con due figli, e liberale.
Nonostante questo, Pretty Little Liars non è da definirsi una serie da non vedere perché “copiona”, anzi, sembra essere questo il suo punto di forza. Nonostante le critiche che ha ottenuto – accusata di essere un Desperate Housewives adolescenziale – il network e gli stessi autori sono sorpresi dei risultati ottenuti, basti pensare che il primo episodio è stato visto da 2,47 milioni di telespettori, mentre al terzo episodio il rating è salito a 2,74 milioni! Insomma è stata la rivelazione dell’anno. Parlando di “punto di forza”, si dà il merito agli autori che hanno creato la serie a tavolino, mescolando alcuni elementi tra le serie tv più seguite degli ultimi anni, ideando un serial da un successo inaspettato, ma da non sopravvalutare. Infatti, quando si incorre nel “riadattamento”, si va incontro ad una serie già vista, scontata, anche se indubbiamente sentiremo ancora parlare di Pretty Little Liars.
Con tutti questi avvertimenti, non mi resta che consigliarvi questa serie televisiva, consapevoli che andrete incontro in qualcosa che sa di deja vu. La speranza è che do per scontato che questa serie tv duri ancora per molto, dato l’immediato indice di ascolto alle stelle, e che non faccia la fine di alcuni serial che, partiti in quarta come successoni, hanno finito per essere cancellati in anticipo, costretti a chiudere i battenti, alcuni con episodi ancora da mandare in onda; altri, al contrario, cancellati dopo pochissimi episodi. Sarebbe un vero peccato se la serie venisse cancellata senza aver risolto tutti i misteri di queste quattro adolescenti problematiche. Perciò, auguro: lunga vita alle bugiarde!

giovedì 19 maggio 2011

QUATTRO GINNASTE E UNA TRAVE.


C’è un canale televisivo statunitense, la ABC Family, che negli ultimi anni ha trasmesso dei drama molto interessanti. Tra questi, Make It or Break It, letteralmente “o la va o la spacca” ma anche “avere successo o fallire”, che ha debuttato sul canale lo scorso giugno. Nata come midseason da 10 episodi, la serie si è fatta strada man mano nel palinsesto statunitense diventando una delle serie più seguite sulla ABC Family, dopo La vita segreta di una teenager americana, con una media di oltre 2,5 telespettatori a episodio – un buo, un risultato per questo piccolo canale.
Make It or Break It è un teen drama dei più comuni, dove giovani adolescenti affrontano problemi di tutti i giorni: amici, genitori, ragazzi, con la sola differenza di avere... una medaglia d’oro da vincere. Infatti le quattro protagoniste sono delle giovani promesse olimpioniche che praticano ginnastica artistica a livello professionale. L’idea di questa serie è originale e sembra essere nata con l’intento di far conoscere meglio questo sport, da sempre sottovalutato – e confuso con un suo simile, la ginnastica ritmica, che non è a corpo libero, ma le ginnaste usano degli attrezzi quali cerchio, palla, clavette, nastro e fune. Tra sogni, allenamenti, competizioni, amicizie e rivalità, le quattro ginnaste dovranno dimostrare il loro talento e vincere il più possibile medaglie d’oro, sfidando le atlete provenienti da altre scuoli, al fine di rimanere in tre per partecipare ai prestigiosi giochi olimpionici.
La serie è ambientata nel Colorado, dove in una famosa palestra chiamata The Rock, si allenano tre ginnaste dotate di un talento naturale nella ginnastica artistica. Payson, competitiva e perfezionista; Kaylie, graziosa e futura campionessa; e infine Lauren, affascinante e formidabile alla trave. Le tre sono molto amiche fra loro, grazie alla forza e la determinazione che le unisce. Sono questi gli elementi che hanno permesso loro di gareggiare e vincere le competizioni. Tuttavia, l’equilibrio viene sconvolto con l’arrivo in squadra di Emily, timida ma con delle potenzialità da far tremare il trio di ginnaste. L’accoglienza per Emily non si rivela, quindi, delle più ospitali, poiché Lauren – prima fra tutte – teme di perdere il titolo – e forse teme anche il confronto con la nuova arrivata. Per questo Lauren si allea con Payson e Kaylie per gettare cattiva luce su Emily. Come se non bastasse, il nuovo coach, Marty Walsh, impone regole ed allenamenti duri, senza dar tregua soprattutto ad Emily. In realtà, il coach crede nel potenziale di Emily, infatti pur di averla in squadra le ha assegnanto una borsa di studio. Questo ambiente per Emily è del tutto nuovo e per niente facile, ma grazie alla sua testardaggine e determinazione riuscirà ad ottenere ciò che vuole.
 Nel corso delle competizioni emergono i caratteri di ogni atleta che si incontrano/scontrano  appena mettono piede in pedana. L’impatto col pubblico e l’ansia della prestazione coinvolgono non solo gli atleti, ma anche i telespettatori. Esercizi alla trave, corpo libero, voltaggio e parallele asimmetriche: sono loro i protagonisti per antonomasia della serie tv, e di uno sport che, senza di essi, non potrebbe esistere.

mercoledì 18 maggio 2011

L’ARTE DEL MENTIRE, OVVERO “LIE TO ME”, “THE MENTALIST” E I VOLTI DELLA MENZOGNA


Mai fidarsi delle apparenze. Mai fidarsi solo delle parole. La gente mente di continuo e lo fa non attraverso delle sillabe, ma attraverso gli occhi e i gesti. Altrimenti perché diremmo che gli occhi sono lo specchio dell’anima? A investigare e scoprire i traditori del governo e i serial killer, ci pensano due squadre investigative molto speciale: da una parte il CBI (California Bureau Investigation) di The Mentalist, dall’altra una sezione speciale dell’FBI di Lie To Me.  Ciò che caratterizza le due serie tv è l’affrontare “il cattivo, il nemico” con la psicologia, con l’arte dell’osservazione dei volti umani. Niente scene di lotta, di combattimento o cose simili. Il tutto sta nell’accurata osservazione dei dettagli. Un po’ come se si osserva un fenomeno scientifico e si cerca di capirne tutti i perché e i cosa abbia creato il processo. I due telefilm sembrano uguali, eppure sono diversi per certi versi. Entrambi si focalizzano su un personaggio principale, che ha un background alle spalle, una storia da raccontare, e nel corso della serie ne scopriremo i vari segreti che ci sono dietro. Procediamo con ordine.
In The Mentalist, il protagonista è un consulente, ex truffatore ed ex finto sensitivo, che dopo aver preso per i fondelli il noto serial killer Red John, si ritrova con moglie e figlia uccise dallo stesso killer. Il colpo è fortissimo per il protagonista, che in seguito decide di accettare lavoro come consulente per il CBI, dove, grazie alle sue doti da mentalist – non si definisce mai un sensitivo – aiuta la sua squadra a risolvere i casi. The Mentalist appare meno scientifico rispetto a Lie To Me, e più incentrato sui casi di omicidio. A volte, con il suo spirito troppo sicuro di sé, il consulente Patrick Jane rischia di mettere in pericolo le vite delle persone che gli stanno accanto. La tensione è meno alle stelle, in quanto Patrick fa affidamento sul suo istinto e su una serie di supposizioni, che alla fine si rivelano sempre giuste, per scovare gli assassini e risolvere così gli omicidi.
In Lie To Me, la cosa si fa più intrigante; l’austero, puntiglioso e a volte altezzoso, Cal Lightman, riesce a capire tramite una micro espressione del viso, se la persona davanti a lui sta mentendo. Naturalmente anche Lightman, come Jane, è aiutato da un gruppo di ricercatori e psicologi. A differenza di The Mentalist, Lie To Me è in un certo senso più reale, in quanto i casi prendono spunto da fatti realmente accaduti, che coinvolgono il governo e l’opinione pubblica. Tanto per rendere il tutto più interessante, il personaggio di Lightman è basato su Paul Elkam, un rinomanto psicologo esperto del linguaggio del corpo e di microespressioni. Questo a dimostrare come le persone mentono in media 3 volte all’interno di una conversazione di 10 minuti. Come già citato prima, questo telefilm è più scientifico e accurato nel raccontare i fatti. Il telefilm è basato su scienza reale – per questo ci sembra più vero nei fatti – che utilizzano alcune agenzie federali di sicurezza nazionale, per scovare i traditori e i politici assassini.
Due telefilm così uguali eppure così diversi, che ci presentano due personaggi alquanto interessanti con una caratteristica in comune: capire quando le persone mentono. Due stili di vita e due metodi diversi di presentarsi e di investigare – Patrick Jane è più estroverso, solare, divertente, che rende la serie poliziesca di intrattenimento, tuttavia diventa severo e senza scrupoli quando si parla di Red John e la sua voglia di vendetta esce fuori; Cal Lightman è austero, altezzoso, sa quello che fa e quello che dice, anche se spesso ferisce i sentimenti altrui, o non si accorge delle persone che ha intorno – che possono colpire, divertire ma sicuramente mai annoiare. Due serie innovative che nel corso delle stagioni, ci sveleranno nuovi metodi d’indagine e nuovi casi veranno risolti. Quando si dice, “guardare in faccia la verità”, queste due serie tv hanno esattamente capito come fare.

mercoledì 4 maggio 2011

AMORE TRA I BISTURI


Chirurgia è sexy.” Esordisce così nel 2005, un po’ in sordina, per poi diventare uno dei serial televisivi con record di ascolti, uno dei più visti in America. Grey’s Anatomy nasce dal genio Shonda Rhimes, che crea un telefilm ricco di medicina quanto di relazioni sentimentali tra i vari chirurgi. Ambientato nel Seattle Grace Hospital, la serie tv racconta la storia di Meredith Grey, figlia della famosissima Ellis Grey, inventrice dell’anatomia di Grey – il telefilm gioca sul nome di Grey, in quanto il vero inventore dell’anatomia è un uomo, e fa di cognome Gray, anziché Grey.
Meredith Grey si sveglia accanto ad un uomo sconosciuto con cui ha passato una notte di passione, dopo averlo conosciuto in un bar. L’imbarazzo iniziale viene presto superato, e tutto sembra tornare alla normalità – per Meredith quell’uomo non è altro che l’ennesima the one night stand, “l’avventura di una notte”. Quello che però la coglie di sorpresa è che nel primo giorno del suo lavoro da specializzanda al Seattle Grace Hospital, quell’uomo del bar altri non è che Derek Shepard, suo capo di chirurgia, anch’egli al suo primo giorno di lavoro all’ospedale. Meredith e Derek cercano di nascondere l’attrazione che provano l’una per l’altro, anche perché sarebbe anti-professionale, essendo lei una tirocinante e lui il suo capo. Ma inevitabilmente si innamorano e non possono fare a meno l’uno dell’altra. La storia impossibile tra i due, è ricca di colpi di scena, ma anche di alti e bassi, soprattutto a causa del comportamento di Meredith; la ragazza all’inizio della serie si definisce dark and twisty, ovvero “oscura e lunatica”, un atteggiamento derivante in parte dalla difficile infanzia – suo padre le abbandonò quando lei era piccola – e dal rapporto contrastato con sua madre, Ellis Grey, un tempo il Dio della chirurgia, e oggi una malata di Alzheimer. Meredith nasconde a tutti la malattia di sua madre, che non riconosce neanche sua figlia, ma ben presto la verità viene fuori.
Intorno a Meredith e Derek, ruotano altri altrettanto complessi personaggi, che nominarli tutti sarebbe impossibile, dato che la serie è arrivata felicemente alla sesta stagione e ha già ordinato una settima. Tra quelli di rilievo, cito: Cristina Yang, una specializzanda determinata, professionale e testarda, che fa di tutto per avere la meglio. Diventerà la migliore amica di Meredith, “la sua persona”. Poi ci sono gli altri specializzandi, Izzie Stevens, George O’Malley – innamorato perso di Meredith ma non ricambiato – e Alex Karev, decisamente quello più fuori dal gruppo per i suoi atteggiamenti da duro e da vero bastardo. Dopo gli screzi iniziali, tra Izzie e Alex nascerà un sentimento più profondo, ma anche loro, come tutte le coppie di Grey’s Anatomy, non avranno vita facile! Tra i capi di chirurgia, oltre a Derek, cito Preston Burke, – primo grande amore di Cristina; purtroppo lascia la serie solo a fine terza stagione, lasciando Cristina all’altare – Addison Montgomery, – moglie di Derek, in seguito ex moglie, anche lei lascia la serie a fine terza stagione per cominciare una nuova vita a Los Angeles – Miranda Bailey, – chiamata “la nazista” per i suoi metodi da dura – Mark Sloan – migliore amico di Derek, che ha avuto una relazione con Addison e questo ha causato sia la fine del matrimonio con Derek, sia la fine dell’amicizia tra Mark e Derek – e infine Richard Webber – primario di chirurgia, ha avuto una storia con Ellis Grey. Più avanti nella serie si scopre che fu Richard la causa della fine del matrimonio tra Ellis e il marito e la conseguente malattia della donna.
Cosa rende questa serie una delle più pluripremiate e più viste al mondo? La complessità dei casi medici e l’intrecciarsi delle relazioni personali tra i chirurgi. Inoltre, il filo narrativo e le riflessioni, fatte a inizio e a fine episodio, dalla voce fuori campo di Meredith. La creatrice Shonda Rhimes sa colpire il pubblico dritto al cuore. Quello che ho cercato di dar prima è solo una lista dei personaggi più noti di Grey’s Anatomy, solo per rendere l’idea di quanto siano intrecciate le relazioni tra i vari personaggi. I casi medici presentati a volte sono fuori dall’ordinario e raggiungono picchi di ascolto mai registrati prima. Basti pensare che l’episodio del “Codice Nero” della seconda stagione è stato visto da una media di 37 milioni di telespettatori!
È pur vero che una serie tv, dopo tanto successo, registri qualche calo. L’inaspettato calo di ascolti si è verificato con l’inizio della quarta stagione. Non solo dalla serie se ne erano andati due dei personaggi cardini, come Burke – l’attore fu licenziato da Shonda Rhimes in seguito alle accuse che rivolse al suo collega T.R. Knight, alias George, in seguito alla sua rivelazione della sua omosessualità – e Addison – che andava a L.A. per dar vita allo spin-off Private Practice – ma anche per via dello sciopero degli sceneggiatori che colpì molte serie tv durante il 2008. L’introduzione di nuovi personaggi, – a partire dalla quarta stagione – la dipartita di alcuni – l’ultimo grande abbandono fu quella di Katherine Heigl, alias Izzie, che lasciò il telefilm di recente – e il crearsi di storie sempre più intrecciate tra loro, diminuirono l’interesse verso i casi medici e il conseguente calo di ascolti, fino ad arrivare ad un massimo di 10 milioni di telespettatori negli ultimi episodi della sesta stagione.
Nonostante ciò, Grey’s Anatomy sembra si stia riprendendo ultimamente, anche se lentamente, è chiaro. Speriamo sia così e che non faccia la fine di E.R., in cui tutti i personaggi originari hanno finito per abbandonare la serie e lasciare il posto a nuovi. Grey’s Anatomy non merita certo questa fine, dopo i tanti Emmy che si è aggiudicato nel corso degli anni. Shonda sembra avere sempre delle sorprese a portata di mano, e lo abbiamo visto in precedenza. E chissà se a fine stagione non ci scappi anche il morto.